Messner e le tante vite di un alpinista da record

Lo scalatore altoatesino racconta a Duemilalibri le sue avventure tra 8000 metri raggiunti e sfide sempre nuove da raggiungere

Una vita al limite. Una storia personale fatta di scalate e obiettivi da raggiungere sempre nuovi. Reinhold Messner ha chiuso Duemilalibri, la fiera del libro e dell’autore che ha riempito di cultura Gallarate negli ultimi dieci giorni, con il racconto delle sue vite, sempre diverse, sempre affascinanti, sempre avventurose. Ad introdurre l’alpinista, Luigi Zanzi, varesino doc, professore universitario, studioso di filosofia, esperto economista e soprattutto amante dell’alpinismo.  

Messner ha portato in scena il suo “spettacolo”, fatto di immagini, fotografie e racconti delle salite alla caccia degli 8 mila metri, del deserto, delle nevi dei Poli, tutto contenuto nel suo ultimo libro “La mia vita al limite”. Mille storie in una biografia, tante vite vissute da un alpinista sempre alla ricerca del limite: «Il successo di un alpinista – spiega ai circa 150 spettatori accorsi al Teatro condominio “Vittorio Gassman” – non è tanto nella “conquista” della vetta, quanto nella sopravvivenza, nella rinascita vera e propria una volta tornati giù». Nel racconto Messner ha richiamato vari momenti della sua esperienza di vita, dal primato raggiunto vent’anni fa con il 14° 8000 scalato (il primo nella storia al mondo a raggiungere questo obiettivo) alla tragica vicenda della morte del fratello nel 1970 sulla cima del Karakorum: ogni volta una vita nuova, ogni volta un nuovo tentativo: «I miei successi – ha detto – stanno nella forza di ripartire dagli insuccessi, dalla consapevolezza di aver fallito e dalla volontà di ricominciare».  

Ha rivoluzionato lo stile dell’alpinista: prima di lui le scalate costavano tanti soldi e il materiale pesava centinaia di chili. Dopo Messner le salite (rigorosamente senza ossigeno) agli 8 mila sono più leggere, costano meno soldi e spesso sono fatte in solitaria o in due: «Non so cosa farò domani – spiega ancora -. I miei progetti li comunico una volta realizzati. Adesso devo terminare la costruzione del Museo della Montagna (complesso fatto di 5 satelliti, 3 dei quali finiti, con al centro l’amore per la montagna, la storia dei suoi popoli e le avventure portate a termine da Messner, ndr), poi si vedrà». A Natale tornerà nel deserto, questa volta nel Sahara, con il figlio, suo accompagnatore nel Gobi: «Poli, deserto o alte vette, la sfida con il limite non cambia – continua -. La sofferenza, le amputazioni, le gioie per il successo sono componenti della vita, una cosa meravigliosa».  

Infine, un consiglio per chi si vuole avvicinare alla montagna: «Bisogna insegnare ai giovani – spiega Messner con fare didascalico – che la montagna è difficile. Oggi ci sono milioni di pareti artificiali in casa o in palestra: sono belle, ma è un allenamento, uno sport. La natura sa essere caotica e piena di sorprese oltre che meravigliosa. Fuori ci sono i rischi, avere rispetto per la natura è di fondamentale importanza».

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Pubblicato il 19 Ottobre 2006
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