Pena di morte. Ne vale la pena?

Venerdì 13 ottobre al Melo di Gallarate va in scena un tema controverso con lo spettacolo “Un errore capitale. Voci dal braccio della morte”

Va in scena un tema scottante venerdì 13 ottobre al Melo (sala Dragoni) di Gallarate. Limen Teatro, di Torino, con la collaborazione del gruppo Amnesty International Italia 22 di Legnano, propone al pubblico gallaratese un’inedita pièce: i condannati a morte in attesa di esecuzione rinchiusi nei bracci della morte USA ci avvicinano, attraverso le lettere scritte dal carcere, a un dramma che non ha altra giustificazione alfine se non quella della vendetta perpetrata dallo Stato.

La pena di morte è un argomento scarsamente dibattuto in Italia. Sarà perché il codice penale del nostro Paese non la prevede più da diverso tempo. Eppure nelle nostre case, al bar, in TV e nelle scuole si tende ancora talvolta ad invocarla. E allora parlare di questo argomento torna urgente, di tanto in tanto. Per esempio in occasione della Giornata Mondiale contro la Pena di Morte, indetta ogni anno il 10 ottobre da una coalizione internazionale che comprende importanti associazioni come Amnesty International e la Comunità di Sant’Egidio.

Quest’anno il tema della Giornata sono le cinque forme di fallimento della giustizia racchiuse nella pena di morte: l’esecuzione di imputati minorenni, la discriminazione, la malattia mentale, i processi iniqui e l’innocenza, ognuna emblematicamente rappresentata da un Paese in cui ancora nel mondo si applica la pena di morte. Uno di questi sono gli Stati Uniti d’America, così vicini a noi dal punto di vista etico e giuridico, e per questo meno comprensibili, meno accettabili quando si tratta di sistemi punitivi.

Ma lo spettacolo – intitolato “Un errore capitale. Voci dal braccio della morte”, che riprende il titolo di un eloquente saggio pubblicato qualche anno fa da Amnesty International – non intende argomentare le ragioni di opposizione alla pena di morte, bensì stimolare il pubblico ad attraversare le sbarre fisiche e mentali dei condannati, astraendosi dai pregiudizi, per avvicinarsi emozionalmente alle persone e percepire, dalle loro storie, aspetti di vita che non traspaiono dalle fredde relazioni dei tribunali o dalle inquietanti fotografie diffuse dall’informazione pubblica. Gli attori compartecipano racconti, dichiarazioni di persone a contatto diretto con i condannati, stralci di articoli di giornale, romanzi e poesie al fine di elaborare interiormente, con gli spettatori, l’orrore nei confronti della pena di morte e di focalizzare il tutto non come una sequenza di parole, ma come un insieme di singoli volti, il cui sguardo ha diritto di continuare ad esistere. In scena, gli attori danno voce a questi volti con la collaborazione di cantanti che, attingendo dal repertorio di brani scritti sul tema, esaltano le atmosfere descritte nei testi riprodotti nella loro cruda autenticità.

Tutto il materiale è stato raccolto grazie all’associazione Spring for Summer, che sostiene la causa di Greg Summer, detenuto, condannato a morte nel carcere di Lexington, in Texas, USA,  la cui esecuzione è prevista il prossimo 25 ottobre. Per questo, la rappresentazione, a ingresso libero, prevedrà la raccolta di donazioni che contribuiranno all’ultimo accorato appello per fermare la mano del boia.

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Pubblicato il 04 Ottobre 2006
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