«Qui a Varese celebrai la mia prima messa»
Domenica il primo giorno da Prevosto per Monsignor Gilberto Donnini: messa nella Basilica di San Vittore e incontro con le autorità
Quella che si è svolta domenica 8 ottobre nella basilica di San Vittore è stata per monsignor Gilberto Donnini una prima messa da prevosto dedicata a Varese, in una chiesa gremita di gente. Ha parlato a tutti, infatti, il nuovo prevosto: anche quella chiamata “società civile”, anche alle istituzioni, anche a chi non ha a che fare con la chiesa. Perchè il cammino per il ristabilimento di alcuni valori fondamentali di solidarietà è un patrimonio di tutta la città ed è «Un cammino che va fatto in sintonia con tutti: in primis con la società civile e con le istituzioni. Perchè è un percorso che possiamo fare insieme, ognuno per la sua parte, visto che abbiamo gli stessi obiettivi».
Un avvio pastorale commosso e commovente: in San Vittore, strapieno di amici parenti e nuovi parrocchiani. A Donnini si è spezzata più volte la voce per l’emozione. Ricorda come «Qui ho celebrato la mia prima messa, il 29 giugno di tanti anni fa. E la casula che indosso è proprio quella di quella messa: me l’avevano regalata per l’occasione le suore di S.Croce di Besozzo». Ricordi concreti, di una vita tutta varesina: da qui nata e qui ritornata per questo impegno che in questa città assume un peso importante, da sempre, nella sua vita non solo ecclesiastica ma anche civile.
In questo senso Donnini mostra di interpretare il suo impegno da oggi in poi: come un dialogo con la città. Con l’esperienza del comunicatore (Donnini è un giornalista: è stato per molti anni direttore del Luce e negli anni 90 responsabile della comunicazione alla Diocesi di Milano), con la saggezza di chi raccoglie un’importante eredità (quella di Peppino Maffi, prevosto di Varese per molti anni, e della sua attenzione agli ultimi, che Donnini intende continuare «uscendo dagli eventi straordinari e calandosi nel concreto quotidiano») e con la consapevolezza che il dialogo si fa parlando con tutti, non solo con chi fa parte della Chiesa. Per questo confessa, nel tragitto che lo separa dalla basilica di San Vittore al Municipio, dove si è svolta la sua presentazione alle autorità cittadine, che raccogliere questa occasione di incontro. «Non è solo un momento formale, un omaggio a una tradizione varesina – spiega il nuovo prevosto -, è anche un segno di come penso debba svolgersi il mio impegno qui».
«Perchè Varese – come ha ricordato davanti a sindaco, vice presidente della provincia, prefetto, autorità militari, parafarasando un vecchio discorso dell’arcivescovo Tettamanzi – è una città da amare, per ridare ai varesini il gusto di essere varesini».
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