Via l’alcol da scuole, ospedali e aziende pericolose
Un successo il convegno organizzato dall'Università dell'Insubria su "Alcol e lavoro". I relatori hanno spiegato le importanti novità introdotte dalla legge
Quanto è diffuso l’alcol nei luoghi di lavoro? Si possono definire i rischi che si corrono se si "alza un po’ il gomito"?
Sono domande a cui, attualmente, in Italia non si riesce a rispondere concertezza: mancano dati epidemiologici e le statistiche fanno riferimento all’Europa.
Certo, da uno sguardo comunitario", si evince che in Italia il vizio del bicchierino non è molto diffuso: l’alcol è apprezzato più nei paesi dell’Europa dell’Est, in Francia, in Germania, in Spagna , in Danimarca. L’Italia è all’ottavo posto per consumo di bevande alcoliche: soprattutto vino.
Nel marzo scorso è stato pubblicato un regolamento che permette l’applicazione della legge125 del 2001. I capisaldi della normativa sono l’indicazione degli ambiti lavorativi dove è vietata l’assunzione di alcol e le responsabilità in capo ai medici aziendali.
Per capire come cambierà la situazione, nell’aula magna dell’Università dell’Insubria di via Dunant si è svolto un convegno dal titolo "Alcol e lavoro. Problematiche ed obblighi per i medico del lavoro".
Si tratta del primo incontro a livello nazionale per far luce sulle innovazioni introdotte da regolamento attuativo, su cui, per altro, permangono ancora gradi ombre.
« Noi possiamo affermare che circa il 10-15% della popolazione italiana evidenzia un abuso saltuario – spiega il prof. Marco Ferrario, direttore dell’U.O. di Medicina del lavoro dell’ospedale di Circolo di Varese – ma solo il 3% ha problemi cronici di alcolismo. Questi dati, però, rappresentano una fotografia parziale perchè sono lo studio dei dati relativi al ritiro delle patenti».
Con la normativa, è vietata l’assunzione di alcol nelle attività che prevedono l’impiego di gas tossici, agli addetti ai sistemi di sicurezza negli impianti a rischio incidenti per presenza di sostanze pericolose, agli operatori sanitari, alle vigilatrici di infanzia o ahli infermieri pediatrici o puericultrici, nei casi di attività di insegnamento, di mansioni che prevedono l’obbligo della dotazione del porto d’armi, o inerenti attività di trasporto, agli addetti a produzione, trasporto e vendita di esplosivi, ai lavoratori dell’edilizia e a tutte le attività in alta quota, agli addetti ai forni di fusione, ai tecnici di manutenzione di impiani nucleari, agli operatori a settore idrocarburi, cave e miniere.
Ma cosa dovranno fare i medici in caso di dipendenti con problemi di alcol? «La grande innovazione è di tipo culturale – spiega il professor Ferrario – mentre prima il medico era reponsabile della sicurezza del lavoratore, ora allarga la sua competenza ai terzi. Potrà aiutare il dipendente alcolista ad accedere alle strutture per disintossicarsi ( mantenendo fino a tre anni il diritto al posto di lavoro). Deve condurre controlli sui lavoratori ma non è tenuto a sapere se, nella vita privata, incorre in sanzioni disciplinari per guida in stato di ebbrezza».
Una materia molto delicata e ancora oggi contorta, come stava a dimostrare l’alto numero di partecipanti al convegno, soprattutto medici in cerca di risposte.
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