Cna chiede regole certe in cambio delle liberalizzazioni
Per acconciatori ed estetisti è scattata la fase due del decreto Bersani. Il parere dell'associazione
L’avvio della fase 2 sulle liberalizzazioni per acconciatori ed estetisti si è materializzato con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legge n. 7 del 31 gennaio, che prescrive alle regioni e ai comuni di adeguare le norme locali alle nuove disposizioni che regolano il settore acconciatura ed estetica, mentre la legge sull’acconciatura n.174/05, frutto di un lungo e alacre confronto tra associazioni e diversi governi, risulta già abrogata in alcune sue parti.
Se il decreto sulle liberalizzazioni prevede misure giuste e condivisibili, come quella relativa alla diminuzione di adempimenti burocratici per l’avvio di nuove imprese (chi vorrà intraprendere questo tipo di attività dovrà infatti fare una semplice dichiarazione al Comune) stupisce invece dal fatto che l’apertura di nuovi esercizi non potrà più essere subordinata al rispetto del criterio della distanza minima o di parametri numerici prestabiliti, nonché a obblighi di chiusura infrasettimanale, in quanto “limitativi della libertà di iniziativa imprenditoriale e penalizzanti per lo sviluppo della concorrenza”.
“La categoria non teme processi di liberalizzazione del settore, – dichiara a sostegno il segretario dell’Unione Benessere e Sanità di CNA Varese, Dino Trezza – visto che in moltissimi comuni sono stati da tempo aboliti criteri numerici di contingentamento delle attività e dove vengono applicate le distanze minime queste servono per pianificare un’equilibrata distribuzione sul territorio degli esercizi per un miglior servizio alla comunità. Se poi si parla di introdurre forme di flessibilità nella determinazione degli orari giornalieri al pubblico e delle giornate di chiusura, il provvedimento non tiene conto dell’evoluzione che questi settori hanno vissuto negli ultimi 10 anni: queste forme sono già patrimonio delle regolamentazioni locali”. Trezza però ribadisce “la contrarietà a regole che limitino l’apertura di nuovi esercizi e la libera concorrenza, ritenendo che il provvedimento finisca per creare inutili concentrazioni di attività in città o in particolari zone urbane, rischiando di creare situazioni che non sfoceranno in una maggiore qualità del servizio erogato, ma solo in una guerra dei prezzi”.
Arrivati a questo punto, quindi, CNA ritiene che occorra uscire dall’impasse legislativa procedendo parallelamente nel senso di una concreta semplificazione amministrativa da un lato e per l’applicazione di un’ efficace programmazione distributiva sul territorio delle attività, per garantire il servizio e per agevolare la richiesta di prestazioni da parte dei consumatori, evitando la concentrazione di esercizi e promuovendo la qualità del servizio.
“A fronte di questa annunciata liberalizzazione – conclude Trezza – mancano inoltre figure professionali qualificate. La legge delega alle Regioni l’individuazione di nuovi programmi formativi per la qualificazione e abilitazione alla professione, che vanno attuati: sembra inutile infatti che vi sia una liberalizzazione sul piano delle licenze, se poi mancano figure professionali prive di requisiti necessari a poter soddisfare qualitativamente le esigenze dei consumatori”.
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