«Ripartiamo dalla partecipazione dei cittadini»

I partiti della sinistra radicale sottolineano la rottura con l'Ulivo - «la coalizione a Busto non c'è più» - e indicono per martedì sera un forum con cittadini ed associazioni

A Busto Arsizio l’Unione ha ormai tutt’e due i piedi nella fossa. È questa la diagnosi a sentire quanto vanno affermando in coro i rappresentanti di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi. Per affrontare di petto una situazione non più tollerata, la ricetta dei tre partiti della sinistra radicale e di varie associazioni (Alterlist, Unaltralombardia, Christian) è quella di un forum pubblico aperto ai tutti i cittadini interessati che si terrà martedì 13 febbraio alle ore 21 presso la sala di Villa Tovaglieri. Un forum per discutere i problemi della città "a trecentosessanta gradi": dall’urbanistica al bilancio, sempre nel segno della partecipazione dei cittadini, la grande assente della politica bustocca secondo i promotori dell’iniziativa.

«Con l’Ulivo non c’è più dialogo, fanno una politica consociativa e di destra e sono scorretti» attacca Antonello Corrado, consigliere comunale di Rifondazione e unico esponente in consiglio di questo "fronte popolare" in piccolo. Ma è tutta la situazione in vista delle provinciali ad essere quantomai complessa, e per certi aspetti grottesca. Il candidato presidente provinciale dell’Unione Mario Aspesi è accettato anche da questo gruppo di forze, localmente dissidenti ( «a Busto la coalizione non c’è più») ma leali alla decisione dei rispettivi provinciali di appoggiare una candidatura unitaria e forte. «Pur riconoscendo il candidato comune, ci muoveremo in autonomia dall’Unione soprattutto sui temi programmatici» mette in chiaro Cosimo Cerardi per i Comunisti Italiani. «Siamo contro la politica delle privatizzazioni che va avanti da quindici anni, espropriando i cittadini di ciò che è loro di diritto, una politica di cui la Lombardia è l’epicentro. Nemmeno la Thatcher aveva pensato di privatizzare l’acqua: ora siamo qui a lottare con una legge di iniziativa popolare, voluta da partiti ed associazioni, per difendere questo bene primario come pubblico». A detta delle sinstre radicali, la posizione dell’Ulivo sarebbe tale da scavalcare a destra la destra stessa. «Oggi sono loro che propongono e sostengono fondazioni a destra e a manca, nella cultura come nella sanità, finendo per farsi stoppare dal sindaco stesso, che pure è di Forza Italia. Intanto, si muovono come cartelli elettorali, limitandosi a sollecitare il voto degli elettori quando serve, cioè sotto elezioni. Sulla partecipazione, se avessimo aspettato l’Ulivo dove finivamo?» rincara Corrado. «C’è chi pensa ad alleanze a geometrie variabili, e non si oppone affatto agli input delle segreterie di Varese e Milano. A Varese, un vero laboratorio politico di questi tempi, si corteggia la Lega, si parla di Ulivo padano… Noi siamo stufi di questa politica autoreferenziale, di conventicole di partito, per questo serve vera partecipazione di tutti»: così Cerardi, convinto che «questa città ha bisogno di un nuovo progetto che non ci faccia diventare la periferia della periferia milanese. Bisogna porre le basi perchè città come Busto tornino vivibili».

Basi che per Carlo Ferioli dei Verdi, polemico verso l’amministrazione, devono partire anche dalle piccole cose concrete, ad esempio dai parcheggi per le biciclette nelle stazioni di cui si è parlato in consiglio (insieme con l’Ulivo, per una volta, ndr). «Incredibile che l’assessore Girola ci venga a dire che contattare le aziende delle ex FS è una faticaccia… conosce Internet? E per contattare le Nord non è necessario passare attraverso il capogruppo dell’opposizione, che ci lavora… Si manca di rispetto ai cittadini quando in consiglio prima delle undici il sindaco – che appare dappertutto, dando lezioni su tutto e parlando in latino ai bustocchi – prende e se ne va seguito da mezza Giunta e da gran parte dei consiglieri, mentre si discute di cose utili e importanti. Non solo, ma chi liquida la raccolta di firme lanciata da Porfidio e sostenuta anche da noi contro il progetto della zona di piazza Vittorio Emanuele II insulta tremila bustocchi che hanno firmato e quelli che ancora non hanno potuto farlo: e non sono certo solo elettori nostri. Intanto siamo passati dalla città delle cento ciminiere a quella delle cento antenne di telefonia».

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Pubblicato il 12 Febbraio 2007
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