Albertini: “Ecco perchè mi sono messo in mutande”
Presentato in biblioteca, tra curiosità e aneddoti, il libro sui nove anni da sindaco di Milano
Modesto, ironico, ma anche spigliato, deciso, libero. Gabriele Albertini, al di là della politica, ha presentato in biblioteca a Tradate il libro scritto sulla sua esperienza di nove anni da primo cittadino di Milano, “Nella stanza del sindaco” edito da Mondadori. Incalzato dalle domande, anche pungenti, del giornalista Roberto Rotondo, e introdotto dal sindaco di Tradate, Stefano Candiani, Albertini non si è tirato indietro su nulla, nemmeno ad avanzare qualche critica al suo successore, Letizia Moratti, e sulle nomine ai vertici della Sea compiute da quest’ultima: «Certe scelte a inizio mandato segnano tutta la legislatura».
Albertini però, è andato oltre alla politica: da quando Berlusconi l’ha “pregato” di presentarsi «perché la città era come un ferito sulla strada e lui non poteva tirare dritto, sarebbe stata omissione», fino alle dure scelte prese di fronte ai vigili e ai taxisti, senza tralasciare i poteri straordinari conferitegli dal Governo che «mi hanno permesso di realizzare in nove oltre 6 miliardi di euro di opere pubbliche». Ex presidente di Federmeccanica e oggi parlamentare europeo presente in diverse commissioni, Albertini si considera «un uomo delle cose, un imprenditore prima di tutto, lontano dai compromessi della politica, come hanno dimostrato le numerose privatizzazioni che ho compiuto. Avevo sempre sulla scrivania pronta la lettera di dimissioni se non fossi riuscito a portare avanti i progetti come intendevo. Sono stato accusato di piglio quasi dittatoriale nella gestione della città, ma Milano ne aveva bisogno».
Albertini non ha celato l’orgoglio di aver raccolto tanti consensi: «La città è sicuramente cambiata e il fatto che al rinnovo del mandato oltre 128 mila elettori hanno scelto me come sindaco pur votando centrosinistra è stata sicuramente una soddisfazione».
Tra gli argomenti anche l’amicizia che lo ha legato sia a Silvio Berlusconi che a Francesco Saverio Borrelli, lo ha incalzato Roberto Rotondo: «La mia posizione di non rispondere o corrispondere a lobby politiche mi ha permesso guardare a queste situazioni con un occhio diverso. Da una parte Berlusconi mi dava totale libertà nelle scelte, dall’altra Borrelli e avevo molto rispetto per il lavoro dei magistrati. Ognuno ha il suo compito, come io avevo il mio. In fondo credo che la vera differenza la fanno le persone, non le categorie».
Albertini non si è tirato indietro nemmeno di fronte a quello che è diventato il caso delle mutande, quando sfilò in costume da bagno per Valentino. «Sicuramente sarò ricordato anche per altro – ha commentato ironicamente – comunque sono una persona che ha cercato di non perdere mai la testa. Il caso delle mutande non è stato un calcolo, ma un’espressione spontanea del momento, rispondendo alle richieste degli stilisti. Poi Teo Teocoli ne ha fatto simpaticamente una sua imitazione. Ma è stata un’esperienza che mi ha aiutato a non prendermi troppo sul serio. Quando sei alla guida di quella che molti considerano la prima citta d’Italia, se ti prendi troppo sul serio si diventa matti».
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