Il teatro piace più dello stadio. Soprattutto in provincia
Secondo i dati forniti da Federculture, lo scorso anno gli spettatori a teatro sono stati più di tredici milioni contro i 12 di stadi e palazzetti. A Varese si conferma la crescita
Teatro batte stadio: 13.500.000 a 12.700.000. È quanto è emerso a Bari nel corso di una riunione della Conferenza nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo italiani. I dati, elaborati da Federculture, parlano chiaro: lo scorso anno si sono sedute in platea più persone che sugli spalti di palazzetti e stadi, nonostante i finanziamenti per la cultura siano davvero ridotti al lumicino.
Il primo ad essere meravigliato del sorpasso è Adriano Gallina, direttore organizzativo della Fondazione culturale di Gallarate: «Non so se lo sport sia in crisi, ma di certo il teatro non registra
progressi». Dopo una primo commento d’impulso, il direttore, però, ci ripensa e trova la spiegazione logica anche alla luce della sua esperienza sul territorio: «In un contesto nazionale che vede le grandi metropoli fare la parte del leone- – spiega Adriano Gallina – i toni entusiastici non sono giustificati: la frammentazione eccessiva dell’offerta porta ad una contrazione dei numeri. Se, però, analizziamo ciò che sta accadendo in provincia, in realtà più piccole, più vicine al territorio come può essere la Fondazione, possiamo dichiarare con certezza che c‘è un risveglio costante dell’interesse verso il palcoscenico. Forse è legato al fatto di avere il teatro sotto casa che te lo rende più accessibile. Forse è la vicinanza dell’offerta al gusto locale, forse è la maggior capacità sperimentale del teatro attuale che incontra il gusto dei giovani. Grazie alla delocalizzazione e ad una politica dei prezzi mirata, noi siamo riusciti ad ottenere risultati importanti. L’anno prossimo, adotteremo una politica ancora più attenta ai costi: ridurremo al minimo i biglietti omaggio, per poter offrire spettacoli a costi "popolari", non più di 35 euro».
Convinto del riscatto dei teatri di provincia è anche Filippo De Sanctis, direttore del teatro Apollonio di Varese: «Sono tre anni che registriamo un trend positivo. Quest’anno sono convinto che finiremo la stagione con almeno 10.000 spettatori in più. La scommessa che abbiamo fatto, e che è quella delle "Officine Smeraldo", è di portare spettacoli di qualità con formule vicine al gusto della gente. Parliamo, per esempio, di Peter Pan: lo spettacolo soddisfa tutto il pubblico e non solo quello del musical. Il cartellone offerto al pubblico di Varese era eterogeneo per un pubblico veramente trasversale».
La rivincita del teatro, quindi, sembra essere confermata dai dati varesini, anche se è del tutto da chiarire se è lo sport ad aver perso o il teatro a vincere: «In un’epoca dove tutto è mediato dai mezzi di comunicazione, il ritorno dell’esperienza diretta come quella teatrale
non può che far piacere – commenta Emanuele Banterle, direttore artistico del Giuditta Pasta di Saronno – Il dato è positivo perchè vuol dire che la gente ha voglia di tornare ad essere protagonista. C’è il bisogno di riscoprire il bello, l’esigenza di pensare, riflettere. Al Giuditta Pasta abbiamo sperimentato "Altri percorsi" che sono rappresentazioni classiche ma in forme non tradizionali, senza grandi nomi, senza regie prestigiose. Ebbene: abbiamo registrato il tutto esaurito, sintomo che la gente, soprattutto i ragazzi, vogliono ascoltare il teatro, conoscere il teatro e non la persona. Ora, però, per mantenere questo interesse crescente si deve investire nei teatri, perchè diventino un punto stabile, gestito con vivacità e brio, attento alle esigenze del pubblico».
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