Cinesi nell’ex area Alfa di Arese: il no di Penati

Secondo il numero uno di palazzo Isimbardi «L’ultimatum del Comune non ha ragione d’essere»

Riceviamo e pubblichiamo

L’ultimatum del vicesindaco di Milano Riccardo De Corato e le pressioni del presidente della Lombardia Roberto Formigoni sulla delocalizzazione delle attività commerciali all’ingrosso di Paolo Sarpi nell’ex area Alfa di Arese costituiscono una turbativa delle normali regole di mercato.

Se infatti chi ha comprato l’area di Arese l’ha fatto per nome e per conto della comunità cinese di via Paolo Sarpi, l’ultimatum del Comune non ha ragione d’essere, perché basterebbe mettersi d’accordo sui tempi e sulle modalità del trasferimento. Ma se invece come sembra il proprietario dell’area indicata per il trasferimento dei grossisti di Paolo Sarpi è una società privata che ha comprato autonomamente quell’area da un’altra società privata, all’interno di una trattativa privata, allora l’ultimatum dato alla comunità cinese costituisce una pesante turbativa delle normali regole di mercato. I commercianti cinesi sarebbero infatti ora costretti ad acquistare gli spazi da quell’unico privato proprietario che ora, forte dell’obbligo di trasferimento imposto dal Comune, ne può di conseguenza determinare il prezzo.
P
er quanto attiene invece ai ritardi accumulati sul polo della mobilità sostenibile, e fermo restando la critica ai ritardi oggettivamente accumulati imputabili a Sviluppo Italia prima del cambio del suo amministratore delegato, come Provincia respingiamo l’accusa di fuga dalle responsabilità. Anzi, abbiamo avanzato idee e sollecitato invano interventi, e altri di spessore ne avremmo sollevati se, invece di affidarsi allo scoop mediatico, la Regione avesse convocato i tavoli della reindustrializzazione. Ci saremo sicuramente al tavolo annunciato, ma saremo a disposizione per ragionare di un progetto generale e non di incomprensibili insediamenti parziali.

a cura di Provincia di Milano

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Pubblicato il 22 Maggio 2007
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