Lella Costa, i sogni e il piccolo Takunda
L'attrice con Maurizio Carrara è stata ospite ad Amor di libro per presentare "Ho abbracciato il dugongo" il libro dedicato ai progetti umanitari del Cesvi
Lella Costa e Maurizio Carrara. Per lei lui è “inguaribile ottimista da sempre”, per lui lei è “voce delle sue battaglie”. Si conoscono bene, lo si vede dalla la sintonia tangibile che solo chi lavora fianco a fianco possiede. La stessa che in questi anni ha fatto portare avanti le grandi campagne per sostenere i progetti del Cesvi, l’organizzazione umanitaria che in tutto il mondo si batte per la cooperazione e lo sviluppo. Con il tempo, il gioco di squadra ha restituito i risultati.
Piccoli e grandi traguardi che l’attrice e il responsabile dell’organizzazione – è stato tra i fondatori e presidente fino a due anni fa – hanno voluto raccogliere e raccontare nel libro “Ho abbracciato il dugongo”. Il volume, poco più di centotrenta pagine ma dalle grandi potenzialità (i diritti saranno devoluti per sostenere le campagne e le iniziative del Cesvi ), è stato presentato ieri sera ad Amor di Libro dagli autori e dalla mente della manifestazione, Andrea Campane.
Una serata particolare che, nonostante il freddo e una buona dose di umidità, ha registrato il tutto esaurito sotto il tendone delle presentazioni. E non solo per il richiamo degli ospiti, anche e soprattutto per la sincera curiosità di sentire dal vivo quanto può fare chi sa mandare lo sguardo lontano. Quello che hanno fatto le persone che più di vent’anni fa, Cesvi è nata nel 1985, hanno dato vita a una delle più importanti organizzazioni umanitarie del mondo. «Un progetto nato "fuori posto" da ragazzi "fuori posto" – scherza Maurizio Carrara -. Erano gli anni ottanta e noi eravamo ancora quelli dei movimenti studenteschi di dieci anni prima inoltre eravamo a Bergamo, in un tessuto sociale, dove non si può certo negare che fossimo la minoranza. Noi non volevamo fare la carità, avevamo i progetti e con il tempo anche i fondi: per questo sono convinto che valga ancora la pena credere nei sogni perchè, con un po’ di pragmatismo, si possono toccare da vicino».
Il libro si apre con le parole di John Fitzgerald Kennedy datate 1961 e tratte dal suo discorso di insediamento. «Quattro pagine, dodici minuti che per me sono un pilastro – ha aggiunto Carrara – l’avrò riletto cinquanta volte per capire a pieno la potenza di quelle parole. Siamo la parte più ricca del mondo dobbiamo capire che non possiamo vivere nel nostro nucleo d’oro per sempre».
Come? «Cambiando il nostro punto di vista – ha spiegato Lella Costa -. Troppe volte le dichiarazioni di intenti sono rimaste lettera morta. E di questo, si sa e purtroppo, è gran parte colpa della politica». Una politica che fa partire l’attrice come un fiume in piena: «Per me è un periodo di amarezza e penso che lo sia per molte altre persone che appartengono alla mia generazione. Siamo cresciuti dando alla politica il peso della responsabilità, l’importanza, il privilegio, i nostri principi però sono stati sminuiti. Troppe cose per chi è in difficoltà non vengono fatte quando basterebbe soltanto il buon senso, ci si ferma invece ai dibattiti televisivi, le stesse frasi che vengono ripetute migliaia di volte… tutto ciò mentre la distanza con i cittadini diventa incolmabile».
"Ho abbracciato il dugongo" nasce proprio dall’esigenza di fare avvicinare le persone ai fatti concreti. A partire dal titolo: «Eravamo a Trang al confine tra la Thailandia e la Malesia per lavorare a un progetto per gli abitanti dei villaggi, in gran parte pescatori, che vedevano minacciata la loro unica attività – ha raccontato Carrara -. La pesca a strascico aveva infatti distrutto l’ecosistema costiero e così anche alcune rare specie animali come il dugongo e la tartaruga marina. Ci siamo battuti in collaborazione con un’organizzazione buddhista contro le navi delle grosse compagnie che stavano provocando quel disastro e dopo quattro anni, quando sono tornato in quel posto meraviglioso, il dugongo l’ho rivisto e l’ho abbracciato come un cucciolo. Emozione e soddisfazione che significano vittoria e sono difficili da raccontare ma che grazie al Cesvi, ai successi del progetto in Zimbawe e al piccolo Takunda ho potuto provare altre volte».
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