Voleva aiutare gli orsi, oggi salva i bambini
Torey Hayden ad Amor di Libro: storia di un ranger mancato che i bambini disadattati hanno fatto diventare scrittrice
Come si fa a raccontare in un libro la storia, vera, di una bambina vittima di abusi sessuali senza “darla in pasto ai lettori”? Torey Hayden ci è riuscita. La “sua” bambina, Sheila, quella che ha curato da una grave forma di mutismo elettivo, da anni è conosciuta in tutto il mondo, e la sua storia suscita un mix di sentimenti che poco ha a che fare con la curiosità.
Torey Hayden (nella foto con la traduttrice), faccia e sorriso “americani” e voce profonda e ferma da professoressa, domenica 27 maggio era ospite di “Amor di Libro”. Ad ascoltarla una platea, davvero folta, fatta soprattutto di giovani donne, alcune insegnanti, fan di una scrittrice che solo in Italia ha venduto 600 mila copie.
Intuizione felice della casa editrice Corbaccio che, come ha spiegato il direttore editoriale Cecilia Perucci, ha colto che quel libro, pubblicato per la prima volta nel 1980 in America avrebbe avuto gran successo anche in Italia. Così è stato: dieci anni dopo anche ai lettori italiani era data l’opportunità di leggere la vicenda di Sheila, la bimba di sei anni che pur sapendo parlare aveva deciso di non farlo. Da quel momento la strada di Torey Hayden è stata lastricata di successi editoriali: i suoi libri di “non-narrativa”, come li ha definiti lei, si trovano nelle librerie di Giappone ed Indonesia e “Una bambina bellissima” è stato tradotto il 28 lingue ed è diventato un film.
«Nel libro di Torey – ha spiegato Cecilia Perucci (prima a sinistra nella foto)– abbiamo colto un potenziale di speranza che è quello che ci ha spinti a decidere di pubblicarlo. La vicenda di Sheila è terribile, ma non mi era mai capitato di leggere una storia così intensa scritta in maniera così efficace e su livelli diversi».
«Erano i miei appunti – racconta Torey Hayden, spalleggiata da un’ottima traduttrice e da Mauro Della Porta Raffo – solo alla fine mi sono resa conto che quelle duecento pagine erano di fatto un libro completo». Sì, perché quella donna nata e cresciuta nel Montana a tutto pensava tranne che di diventare scrittrice: «Studiavo biologia – spiega – amavo gli orsi e il Parco di Yellowstone, volevo diventare un ranger. Per studiare, però mi occorrevano soldi, e così decisi di andare a lavorare in una scuola per bambini svantaggiati: si trovava in una zona poverissima vicina alla prigione di Stato. Il direttore mi disse: ho una bambina che fa il caso tuo. Mi portò in una stanza dove c’era un enorme pianoforte azzurro a pois bianche e sotto una bambina di sei anni, rintanata e muta. Io avevo 18 anni e non sapevo neppure da che parte cominciare: ho parlato di me, degli orsi, del parco; per cinque mesi io ho parlato e lei ascoltato. Arrivava il bus della scuola al mattino e lei scappava sotto il pianoforte, per uscirne solo al momento di tornare a casa. Un giorno si è seduta accanto a me ad ascoltare una favola». E’ in quel momento che la vita di Sheila, vittima di abusi, così arrabbiata con il mondo da legare un bambino ad un albero e dargli fuoco, cambia. E cambia anche la vita di Torey Hayden. Oggi Sheila ha 41 anni, non è sposata, e si occupa di ristorazione; Torey non è un ranger che si aggira nel Parco di Yellowstone, vive in Gran Bretagna è psicologa infantile, insegnante speciale, ricercatrice e collabora con associazioni che si occupano di bambini disadattati e vittime di abusi. Dopo “Una bambina bellissima” sono arrivati molti altri libri, storie vere e romanzi.
«Quando si narra un fatto realmente accaduto – ha spiegato la Hayden – occorre non dimenticare mai che si sta parlando di una persona “vera”, che leggerà, si riconoscerà e soprattutto crescerà e avrà una vita tutta sua, magari molto diversa da quella che abbiamo raccontato. Meglio far leggere il manoscritto a un buon avvocato ed ottenere il consenso del protagonista, ma prima di tutto bisogna scrivere pensando a chi leggerà in futuro, che sia il protagonista della storia, i suoi familiare o il vicino di casa».
Poi via alle domande dal pubblico. La più bella arriva da una bimba dai capelli rossi: «Nella sua carriera ha fallito qualche volta? C’è qualche bambino che non è riuscita ad aiutare?». Un sorriso e poi la risposta: «Certo, per alcuni forse non ero l’insegnante adatta. Ma mi consolo pensando che i miei libri, indirettamente, aiuteranno bambini in ogni parte del mondo. E forse non lo saprò mai».
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