Cinquecento euro al mese per chi esce con l’indulto
"Siamo stati abbandonati, ora l'emergenza è terminata", attaccano gli assessori di Provincia e Comuni
Una goccia nel mare, ma serve anche quella. Provincia di Varese, Comuni di Varese e Busto Arsizio e Provveditorato Regionale per la Lombardia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – Ministero della Giustizia hanno presentato e sottoscritto nella sala Neoclassica di Villa Recalcati il protocollo d’intesa che dà l’avvio in provincia di Varese al progetto "LI.So.La.": Liberati per Indulto: Sostegno al reinserimento Lavorativo. L’obiettivo è quello di favorire il reinserimento sociale e lavorativo delle persone beneficiarie dell’indulto ed evitare la loro ricaduta attraverso la realizzazione di una serie di interventi d’inserimento socio-lavorativi finanziati dalla Cassa Ammende del Ministero della Giustizia e dalla Regione Lombardia, che prevedono la creazione di "borse lavoro" da 500 euro mensili per sei mesi: una scelta pensata per dare un appoggio economico che sia al di sotto del valore di una pensione minima («per non scontentare chi ha lavorato una vita legalmente e prende due lire», ha spiegato Antonio Nastasio, rappresentante del provveditorato regionale) e con una durata limitata. Il coordinamento provinciale potrà poi stabilire se ridurre e adattare sia lo stanziamento dei fondi sia la lunghezza dell’erogazione del contributo.
Il progetto prevede, tramite il coinvolgimento delle Province, dei Comuni e delle associazioni, il sostegno nella ricerca del lavoro e il supporto all’inserimento lavorativo per coloro che si sono trovati in difficoltà sotto il profilo socio economico e professionale. È prevista anche la creazione di una vera e propria "cabina di regia", in collaborazione con l’amministrazione penitenziaria e le istituzioni locali. In tutto il territorio lombardo sono 103 gli inserimenti lavorativi predisposti, ma a fronte delle numerose richieste, il finanziamento è già stato quasi raddoppiato. Per la provincia di Varese lo stanziamento interesserà tre progetti nel Comune di Busto Arsizio e due a Varese, per un importo complessivo di 15 mila euro. I Comuni e gli istituti penitenziari sono tenuti a presentare alla Provincia tutti i documenti necessari e l’amministrazione provinciale attiverà i servizi per l’orientamento, l’avviamento e l’accompagnamento al lavoro, qualora fosse necessario. Costituiscono criterio di priorità per l’ammissione al progetto, una situazione di svantaggio economico e sociale. L’accesso alle risorse sarà subordinato alla stipula di un apposito contratto, tra il datore di lavoro e la direzione dell’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna.
A godere della controversa legge sull’indulto sono stati fino ad ora 163 detenuti nel carcere di Busto Arsizio e 42 a Varese, con una prevalenza netta di cittadini stranieri. Il decreto è progressivo, quindi anche nei prossimi mesi continueranno ad esserci detenuti che escono perché maturano i termini previsti dalla legge: «L’emergenza è superata – ha fatto notare l’assessore bustese Luigi Chierichetti -, ma siamo stati abbandonati per mesi dalle istituzioni centrali, che ancora una volta hanno preso un provvedimento senza tenr conto delle ricadute sui territori: i primi giorni di applicazione ci siamo trovati intorno ad un tavolo senza sapere cosa fare e senza che nessuno sapesse dirci nulla. Ben vengano queste borse lavoro, noi comunque ci siamo dati da fare per arginare il problema nei primi mesi, con l’aiuto dell’associazione Volgiter e della Casa Onesimo, e in carcere sono già in atto 3 o 4 progetti volti all’integrazione e all’aiuto di chi, una volta fuori, non ha punti di riferimento». Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore provinciale Rienzo Azzi: «Ci siamo sentiti sì abbandonati, ma non siamo stati con le mani in mano – ha spiegato – e abbiamo già avviato progetti di reinserimento. La novità importante di queste borse lavoro sta nel fatto che pare si sia capito finalmente che le aziende vanno aiutate nell’intraprendere un percorso che a molti appare “rischioso” ma che può dare buoni frutti se aiutato dalle istituzioni». Soddisfatto Gregorio Navarro, assessore del Comune di Varese: «Accogliamo questo aiuto con l’auspicio che questo tipo di politiche venga incrementato – ha detto – per far diventare quello che per ora è solo un desiderio di integrazione positiva una volontà concreta. Spero che Stato e istituzioni prendano sempre più rischi in questo senso».
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