No alla birra in bottiglia dopo le 22
Cambia con una nuova ordinanza del sindaco la legge sulla vendita di cibi e bevande in contenitori di vetro: sanzioni più alte per i trasgressori
Si sposta in avanti di un’ora il limite per la vendita di bevande e cibi d’asporto in contenitori di vetro, dalle 21 alle 22, ma si inaspriscono le sanzioni: sono queste le novità principali dell’ordinanza del sindaco di Varese Attilio Fontana del 28 giugno sulla somministrazione di cibi e bevande in contenitori di vetro da parte di pubblici esercizi. Ordinanza che va a sostituire la precedente del 2004, che prevedeva lo stop alla vendita in bottiglie e lattine di vetro alle 21. In questi anni, solo una decina di contravvenzioni riscontrate: ma da oggi, come promette il primo cittadino, si cambia musica, e i controlli aumenteranno sensibilmente.
Ma i frequentatori di Varese by night, alcuni dubbi li hanno: primo fra tutti, alcuni bar sembrano aver ignorato completamente l’esistenza della precedente legge. Non era raro infatti trovare banchetti fuori dai locali che vendevano birre e alcolici in bottiglia anche a tarda notte. Ma non solo: vedere giovani e meno giovani in giro con bottiglie o bicchieri in mano rigorosamente di vetro, non è un’allucinazione; quelle stesse bottiglie e bicchieri che poi si ritrovano a tarda notte, o meglio all’alba, distrutte nelle piazze e per le strade varesine. La domanda è una sola: si porteranno tutti la propria Corona personale da casa nella tasca dei pantaloni, o il bicchiere preferito nascosto in borsetta, oppure qualcuno non rispetta la legge alla lettera?
Con la nuova ordinanza, comunque, cambiano di poco le regole: dalle 22 in avanti i pubblici esercizi, bar e ristoranti, ma anche laboratori artigianali o negozi, non potranno somministrare o vendere né bevande né cibi in contenitori di vetro; birre e cocktails saranno venduti esclusivamente in bicchieri di plastica. Aumentano invece le pene: si parla di multe salate, fino a 500 euro, per i gestori dei locali, ma si può incorrere anche in sanzioni penali per la violazione dell’art. 650 del codice penale.
Saranno i prossimi week end a dirci se questo gap comunicativo tra amministrazione comunale e bar è stato colmato, grazie anche magari a qualche controllo in più da parte della polizia.
Oltre a questo, i titolari dei pubblici esercizi saranno anche responsabili del rumore e degli schiamazzi del proprio locale: più ordine e meno "casino", per non trovarsi poi denunciati per disturbo della quiete pubblica.
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