Comunità montane, giovedì il voto alla Camera
Si avvicina il momento della verità per gli enti montani anche del Varesotto. Se la legge finanziaria passerà così com'è tre su quattro chiuderanno
In attesa del voto di giovedì 29 novembre alla Camera sulla manovra finanziaria, contenente i nuovi criteri che chiuderanno buona parte delle comunità montane italiane, i lettori si dividono sul ruolo delle comunità montane. Servono o non
servono? Ci sono enti che sprecano molto di più ma non vengono toccati.
I lettori commentano e si interrogano dividendosi tra chi vorrebbe
spazzare via gli enti montani e chi invece li difende come importante
risorsa per i territori prealpini come il nostro. A guardare gli
stipendi di presidenti, consiglieri e assessori non sembra che siano un
buco senza fondo che divora soldi pubblici ma moltiplicate per 360
(tante ce ne sono in Italia, ndr) il loro peso ce l’hanno, secondo le stime del governo costano 800 milioni di euro.
Molti
lettori hanno criticato il sistema con il quale il governo ha deciso
cosa è montagna e cosa no, includendo la zona prealpina tra quelle
alpine col risultato che alcuni enti montani del centro italia ad
altezze anche più basse dei nostri si salveranno dalla scure anti-costi
mentre quelli del Varesotto no. Non tutti, inoltre, hanno ben chiaro il
funzionamento di questi enti, la provenienza dei soldi che ne
compongono i bilanci e i servizi che erogano come enti sovracomunali.
Insomma il dibattito è acceso e in molti hanno voluto dire la propria. Questo si può interpretare come un segnale importante che nel bene o nel male ha fatto sì che le comunità montane siano diventate parte di un sistema amministrativo e politico che ha in questi enti perlomeno una stampella utile a reggere una situazione che, una volta tolta, andrà ridiscussa.
I comuni dovranno fare i conti con il servizio di raccolta dei rifiuti, altri dovranno tornare a gestire un servizio di Polizia locale per il proprio paese, altri ancora si ritroveranno a bilancio voci pesanti riguardanti l’assistenza sociale. La domanda del "day after" saranno queste, almeno le più urgenti, ma a monte c’è un patrimonio boschivo molto grande che andrà gestito e di certo non basteranno i pochi agenti della Guardia forestale presenti sul territorio.
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