I cristiani d’Iraq: un’odissea nel silenzio

Giovedì 29 novembre un incontro per ricordare le sofferenze dei cristiani iracheni perseguitati dai fanatici nella terra d'origine

Riceviamo e pubblichiamo

A pochissimi giorni dalla recente risoluzione del Parlamento Europeo del 14/11 u.s. “su gravi episodi che mettono a repentaglio l’esistenza delle comunità cristiane e di altre comunità religiose”, primo documento ufficiale che – su proposta dell’on.le Mario Mauro del PPE – per la prima volta vede l’Europa prendere atto della grave situazione di persecuzione subita da molte comunità cristiane in stato di minoranza, in special modo in paesi di tradizione islamica, è quanto mai di attualità l’incontro pubblico promosso per giovedì 29/11 p.v. dal Decanato di Legnano in collaborazione con l’Associazione De Gasperi di Legnano e il contributo del Lions Club Legnano Host dal titolo UN POPOLO IN FUGA, IL DRAMMA DEI CRISTIANI IRACHENI”.

L’incontro aperto a tutta la cittadinanza di Legnano e, in particolare, dei paesi facenti parte del Decanato, avrà luogo nella nuova cornice della sala conferenze dell’Istituto Tirinnanzi, inaugurata lo scorso 29 settembre. Daranno la loro testimonianza e il loro contributo, padre Ghazwan Baho, giovane sacerdote caldeo della Diocesi di Alqosh in Iraq, attualmente residente a Roma per motivi di studio e Luigi Geninazzi, inviato del quotidiano Avvenire, esperto di problemi esteri e di vita della Chiesa. All’incontro sono stati anche invitati esponenti della comunità cristiana irachena in Italia residenti sul nostro territorio.

Obiettivo dell’incontro è rompere una cortina di silenzio su una questione gravissima ma ancora poco nota anche all’interno del mondo cattolico per dare a questi cristiani perseguitati e costretti a lasciare le proprie case un poco di solidarietà e di aiuto.

La comunità caldea, di origini apostoliche e da secoli fedele al Papa, è una Chiesa di rito orientale, maggioritaria tra i cristiani iracheni; essa è sparsa in tutto il mondo dagli Stati Uniti e Canada, fino all’Iran, Libano, Egitto e Siria e conta circa 1,5 milioni di fedeli dei quali la maggior parte (circa 800 mila) residenti in Iraq, dove ha sede il Patriarcato, a Baghdad.

Dalla guerra del 2003 i cristiani iracheni, senza distinzione di chiesa e rito, sono stati nel mirino degli estremisti islamici che li considerano alleati dell’esercito americano. La feroce persecuzione dei cristiani in atto nel Paese del Golfo ha costretto numerose famiglie ad oltrepassare i confini (soprattutto Siria, Giordania e Libano) o a rifugiarsi nei territori del nord del Paese. Oggi in Iraq i caldei, secondo stime non ufficiali, sono poco più di 200mila.

Come sciiti e sunniti sono vittime di rapimenti, uccisioni e violenze, ma rispetto alle comunità musulmane sono più vulnerabili, avendo scarso peso politico e rifiutando di difendersi militarmente.

Dopo un lungo silenzio il leader della Chiesa caldea, nel maggio scorso, ha raccolto e rilanciato con forza gli appelli di vescovi e clero iracheno, perché i responsabili fermino la “persecuzione interna ed esterna” che colpisce i cristiani in Iraq.

I relatori

Luigi Geninazzi

Scrittore, giornalista ed editorialista cattolico di grande esperienza in particolare nel campo della politica estera e della vita della Chiesa. Originario di Lecco, è da diversi anni inviato del quotidiano cattolico Avvenire e cronista dei viaggi del Papa.

padre Ghazwan Baho

Sacerdote della diocesi di Alqosh della chiesa cattolica caldea in Iraq, ordinato nel 2002 a Roma dal proprio vescovo. E’ nato a Mossul nel 1971. Dopo essersi laureato in Ingegneria edile, e aver praticato la professione, nel 1996 è entrato nel seminario di Baghdad. Teologo e biblista, con studi presso il Babel College di Baghdad, il Pontificio Istituto Biblico di Roma e la Pontificia Università Urbaniana, sempre di Roma. Presso quest’ultima è attualmente docente di lingua siriaca e araba. In Italia svolge la sua missione di sacerdote presso la parrocchia di Nostra Signora di Bonaria ad Ostia, presso Roma, e presta aiuto in varie comunità caldee. E’ stato compagno di studi ed amico di don Ragheed Ganni, assassinato nel giugno scorso a Mossul insieme a tre suddiaconi.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 26 Novembre 2007
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