I miei viaggi sono sempre di sola andata
Lo scrittore Dino Azzalin presenta al pubblico il suo ultimo libro "Mani Padamadan"
Per ogni scrittore e artista esiste l’anno della consacrazione. Per Dino Azzalin è il 2007. «Il numero sette, in tutte le sue declinazioni, ha segnato tappe importanti della mia vita: il mio matrimonio, la nascita di mio figlio e la mia grande risalita dopo un periodo buio».
Finalista di tre premi nazionali con “Prove di memoria” (Crocetti Editore), Azzalin presenta il suo nuovo libro “Mani Padamadan”, sottotitolo “Viaggi di sola andata”( Nuova Editrice Magenta). «Questo libro ha un collegamento con “Prove di memoria” – spiega l’autore – dove parlavo del mio primo viaggio, quando sono salito sulla Dauphine Renault del mio papà per venire a Varese. E anche quello era un viaggio di sola andata. C’è una circolarità aristotelica in questo mio viaggiare, perché come dice il grande filosofo, ogni meta in realtà è il giungere da dove si è partiti».
Il peccato originale di quel primo viaggio, per un bambino che non aveva mai messo il naso fuori dal cortile, diventerà la virtù dell’Azzalin viaggiatore/narratore. “Mani Padamadan” è un taccuino dove viene annotato minuziosamente il paesaggio dell’anima, anzi delle varie anime che attraversano il mondo. I colori e il destino ineluttabile di Benares, la contraddizione del Vietnam, simbolo della guerra senza fine e al tempo stesso espressione di un popolo mite, la povertà spalmata dell’Africa in contrasto con il potere concentrato nelle mani di pochi uomini, il silenzio e la nudità del deserto, l’essenzialità scarnificata della Bolivia.
Azzalin, riporta all’unità della sua scritttura la molteplice diversità del Sud del Mondo. «Questo libro è stato un lavoro lungo – continua l’autore – che raccoglie alcuni materiali dei 25 quaderni che ho scritto nel mio peregrinare. Alcuni Paesi come l’India ti impongono un salto di dimensione, senza il quale è come non avere occhi per guardare. Ci sono poi dei personaggi che sono entrati nella mia vita e non ne sono più usciti, anche se non li ho più rivisti».
Già, i personaggi. Azzalin li inserisce nel suo raccontare in modo naturale, come l’indiano Mani Padamadan che dà il titolo al libro: «…un ometto piccolo e operoso come molti indiani, lo sguardo intelligente, occhi svelti e un sorriso affabile». C’è posto per "il profeta" (falso o vero che sia) Sai Baba e per l’umile Nelson Kumarage. Alcuni di questi non ci sono più. Altri, invece, come il santone dalla testa ispida, si sono limitati a prevedere la loro dipartita. Tutti però sono rimasti vivi nella sua memoria.
Dino Azzalin non ha paura di sporcarsi con il dolore del mondo e quando se lo sente addosso lo affronta con le uniche armi che padroneggia: la scrittura e la medicina. E così il senso di giustizia sociale che ha sempre caratterizzato la sua vita di scrittore e di medico lo ritroviamo anche in questa nuova e bella prova d’autore (non dimentichiamo "Diario d’Africa"). L’intero ricavato della vendita del libro sarà infatti devoluto in beneficenza all’associazione Amici per l’Africa Onlus.
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"Mani padamadan" viaggi di sola andata sarà presentato sabato alle 18 alla Libreria del corso (Varese, corso Matteotti). Interverranno l’autore Dino Azzalin e i giornalisti Diego Pisati e Michele Mancino.
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