I vent’anni di casa Laura
Il progetto nato negli anni 80 per dare accoglienza in ambito famigliare a portatori di handicap
Con grande semplicità e con la discrezione che caratterizza tutte le iniziative di amore verso il prossimo meno fortunato, “Casa Laura”, di Masnago il prossimo 23 novembre ricorda i venti anni della sua fondazione dovuta alla sensibilità e alla generosità di una famiglia varesina. Due i momenti della memoria: una messa, alle 18,30 nella chiesa parrocchiale dei santi Pietro e Paolo, e una cena nella cripta.
Saranno presenti i vertici nazionali dell’OAMI, l’ associazione alla quale Casa Laura fa capo: don Nardi, oggi ultranovantenne, che sin dal 1961 promosse la rivoluzionaria cultura assistenziale degli handicappati, e il vescovo Scatizzi che con pari dedizione segue l’organizzazione dell’assistenza ai malati impediti.
Don Nardi si era sentito chiamato ad aiutare coloro che, o perché soli o perché impossibilitati a ricevere da anziani familiari qualsiasi aiuto, vivevano l’handicap senza il conforto e l’ausilio di una compagnia. Si era impegnato nel sostegno di varie iniziative di assistenza, coinvolgendo amici, conoscenti, intere famiglie, cercando appoggio in parrocchie e associazioni cattoliche. Nella sua mente e in quella dei suoi primi collaboratori si era affermata l’idea che non c’era bisogno di grandi strutture di ricovero, istituti di grandi dimensioni, che alimentano solitudine ed emarginazione, considerando la persona soltanto un ospite, non parte integrante della comunità; era importante invece creare case famiglia, piccole comunità di persone sotto la guida di una figura che sostituisse l’immagine materna, in un luogo tutto per loro, stabile e permanente e di piccole dimensioni, ove vivere come in una famiglia, nonostante la loro infermità. Questo progetto era grandemente innovativo, poiché fino a quel momento l’unica possibilità per le persone bisognose di assistenza era il ricovero in grandi strutture, dove la persona si trovava isolata, ghettizzata. Per la prima volta, proprio ad opera di Don Nardi, veniva proposta l’idea di inserire gli handicappati in piccole comunità, nel vivo del tessuto sociale, creando il concetto di casa famiglia. Nel 1964 venne aperta Casa Serena, la prima di una lunga serie.
Oggi a Varese ce ne sono ben tre: Casa Beatrice – Saltrio, Casa Elisa Maria – Varese e Casa Laura a Masnago che già si è messa alle spalle 20 anni di splendido silenzioso servizio alla comunità cittadina
Come si concreta questo servizio? Offrendo ai disabili psicofisici e agli anziani luoghi dove vivere con dignità, nel pieno rispetto della loro personalità, in un ambiente di tipo familiare. L’opportunità data agli ospiti di crescere come persone dà grandi risultati: oggi quattro ragazze di Casa Laura sono stabilmente inserite nel mondo del lavoro!
Vengono così alleviate anche le ansie dei familiari, i quali spesso vivono con angoscia il pensiero di quello che potrà accadere al loro congiunto quando non avranno più la possibilità di assisterlo.
Le case famiglia danno servizi qualificati e mirati in relazione al territorio in cui le strutture dell’O.A.M.I. sono collocate, adeguandosi alle esigenze e sviluppando sinergie con gli Enti locali e le altre Associazioni, in modo da agire sempre con alti standard operativi. Si creano inoltre occasioni di incontro e crescita tra gli operatori , si sviluppano opportunità di formazione per gli operatori stessi e per volontari, familiari e in generale per chiunque si occupi del mondo dell’handicap.
Con tre case famiglia Varese si conferma città della solidarietà, dell’attenzione al prossimo. L’OAMI, a livello nazionale e con la sua presenza quarantennale, ripropone la insostituibilità e l’indiscutibilità del primato cattolico nella carità e nel servizio agli ultimi.
I varesini dicono oggi grazie a Casa Laura per i suoi 20 anni di amore fraterno.
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