Moderna e divertente, a Varese ritorna l’opera

Domenica 18 novembre l'Orchestra Camerata dei Laghi porterà per la prima volta la lirica all'Apollonio. Sandro Pignataro, direttore artistico: «E' una sfida, e anche un invito alla curiosità per i giovani»

Erano 67 anni che mancava da Varese. Domenica 18 novembre alle 16, per la prima volta, a segnare il ritorno dell’opera lirica al Teatro Apollonio sarà "Il signor Bruschino" di Rossini: una farsa giocosa in cui il protagonista, Florville, deve fingere di essere il figlio del signor Bruschino pur di riuscire a sposare l’amata Sofia, promessa dal padre al vero Bruschino. Genere molto di moda all’epoca, stavolta verrà portata in scena dall’Orchestra Camerata dei Laghi, l’orchestra nata a Gallarate che da anni si cimenta con lavori di ogni stile ed epoca – dai concerti classici al Tango di Astor Piazzolla – e allestisce anche produzioni di opera lirica.
VareseNews ha parlato con Sandro Pignataro, 32enne fondatore e direttore artistico dell’Orchestra.

Con "Il signor Bruschino" domenica l’opera lirica sbarcherà ufficialmente all’Apollonio. Cosa ne pensa? La trova una tappa importante per il Teatro e per il territorio?

E’ una tappa importante ma anche una sfida, due volte importante. Innanzitutto "Il signor Bruschino", pur essendo Rossini quindi una garanzia, non è una tra le opere più frequentate: la nostra sarà una farsa rivisitata in chiave moderna – è ambientata non nell’Ottocento ma in un gabinetto psichiatrico degli anni Trenta – e oltre al libretto avrà delle parti multimediali, proiezioni che riprenderanno alcuni momenti della vicenda. La nostra filosofia, poi, è di puntare al massimo della qualità con il massimo delle risorse del territorio: l’orchestra avrà tutti e 30 gli elementi, le scene, a cura dell’architetto Moroni, sono state realizzate con il liceo artistico Candiani di Busto, l’oggettistica viene da aziende del territorio… insomma, si tratta di uno sforzo comune. Per il teatro, è un investimento importante nei confronti di un genere che a torto è considerato "demodé" o legato a una certa fascia di pubblico…

Al vostro attivo avete numerose produzioni e rappresentazioni liriche. Qual è il pubblico dell’opera lirica nelle nostre zone?

Nell’area tra Verbania, Varese e il Ticino, a parte Como e Lecco, non c’è una produzione teatrale lirica, ci sono solo rappresentazioni "di passaggio", perciò nel nostro territorio non esiste un pubblico abituato all’opera. Siamo gli unici a fare questo genere di attività – un impegno durissimo perché gestire un’opera vuol dire gestire un numero altissimo di professionalità, dal cantante al parrucchiere – e questo è il vantaggio ma anche lo svantaggio…

Siete la prima orchestra italiana ad avere una propria etichetta discografica, siete stati protagonisti di prime esecuzioni assolute di compositori contemporanei, collaborate con grandi nomi della musica… qual è secondo lei il segreto del vostro successo?

"Successo" è una parola forte, scherzando dico che quello che facciamo è un po’ come "spingere un carro armato in retromarcia"! Una chiave dell’interesse che suscitiamo può essere da un lato il nostro rompere gli schemi – abbiamo interpretato il tango di Piazzolla ma anche balletti, jazz, musica leggera… – dall’altro il fatto che l’obiettivo è divertirsi con un sistema di organizzazione compatibile con il territorio (in questa zona un nucleo di 20/25 persone è il massimo sostenibile). Paradossalmente questo ci permette di fare cose che in una metropoli non si potrebbero fare, vedi settimana prossima lo spettacolo di danza con la Scuola di Ballo del Teatro alla Scala: a Milano non potrebbero farlo, dovrebbero lasciare a casa più della metà degli elementi.

"Il signor Bruschino" è la seconda delle cinque farse di Rossini che avete in programma con quest’autore. Che cos’è che amate soprattutto di Rossini?

Rossini potrebbe essere un simbolo di quello che siamo noi. Rossini si divertiva facendo divertire, godeva della vita: un personaggio simpatico, per noi ideale. Difficile è comunicarlo soprattutto ai giovani, il mio vorrebbe essere un invito alla curiosità al di là della diffidenza. Lancio una provocazione: rimborserei il biglietto a tutti gli under 30 che domenica dopo aver visto lo spettacolo non fossero soddisfatti!

Nel 2005 lei ha vinto il premio TOYP (The Outstanding Young Person). Quale consiglio darebbe a un giovane artista che vuole emergere?

In realtà quel premio l’ho vinto soprattutto per il mio impegno organizzativo. Io penso comunque che un giovane artista ci debba credere, credere e ancora credere, è il mestiere più difficile del mondo. Quello che consiglio è di cercare di far capire a tutti quanto sia bello uno spettacolo dal vivo, l’ho detto anche durante gli incontri che ho fatto nelle scuole: schiodiamoci dal divano, dalla televisione, dalla musica su cd, cose così comode ma così finte. Bisogna pensare e portare avanti le proprie idee, litigando, mettendosi in discussione, ma mantenendo una propria personale idea. E’ lo spirito anche del laboratorio teatrale rivolto ai ragazzi: riscoprire il gusto del fare, coinvolgersi non per apparire ma per essere se stessi, "mettere la propria faccia" davanti a un pubblico e vivere questo momento.

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Pubblicato il 15 Novembre 2007
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