Tutti contro tutti
È passato poco più di un anno e a Varese si consuma un’altra crisi politica. Le ragioni per i “non addetti ai lavori” sembrerebbero difficili da decifrare, ma non è così. La sola cosa certa è che le iniziative natalizie non c’entrano niente. In gioco ci sono interessi corposi ed equilibri politici.
Gli interessi sono legati alle questioni urbanistiche e ai nuovi assetti delle municipalizzate. Sulle prime, malgrado un assessore impeccabile, si sta assistendo quotidianamente a vere e proprie farse, basti pensare a tutta la querelle intorno all’ippodromo.
Sulla seconda si affilano le armi per ridefinire il potere delle varie forze politiche e in qualche caso gli equilibri interni ai singoli partiti.
Forza Italia va a congresso con un clima tesissimo. Un partito che a livello locale non può essere governato come a Roma. A Varese, come nel resto d’Italia non c’è il cavaliere a poter fare da padre padrone e così lo scontro interno è durissimo. E intanto le attività amministrative ne pagano il prezzo. Basti pensare che a Varese gli (ex)alleati degli azzurri chiedono di aspettare il congresso di quel partito prima di fare le nomine delle aziende municipalizzate. Perché? Quale sarebbe la logica se non quella di sperare che vinca o perda qualcuno e così gli equilibri cambierebbero? E intanto i cittadini ne pagano tutte le conseguenze.
La Casa delle libertà è in frantumi e la debolezza della Lega emerge ora con forza. Non basta un buon sindaco, mai come ora costretto in quel ruolo, o degli assessori competenti a colmare un vero e proprio vuoto progettuale.
Il Carroccio non può più far la voce grossa anche perché non ha i numeri per poterlo fare. E così con i due maggiori partiti in difficoltà l’inedita accoppiata di An e Udc, per diverse ragioni, può tener sotto scacco la politica locale.
L’opposizione fa il suo mestiere e non dipende certo da loro questa situazione di crisi. Il senso di responsabilità è stato dimostrato a più riprese e le richieste dai banchi del centro sinistra sono sempre state concrete e non certo legate al disfattismo.
Il voto dell’ultimo consiglio comunale di fatto mette la parola fine all’attuale maggioranza e Fontana in poche battute non riconosce più An e Udc come partiti suoi alleati.
Gli assessori di quei partiti dovrebbero trarne le debite conseguenze anche perché i danni di questo clima saranno sempre peggiori.
Il dilemma del Sindaco non è certo semplice. È di fronte a un bivio: cambia maggioranza o si dimette e si torna a votare. L’altra ipotesi è quella di sentirsi ostaggio di una politica che è sempre più lontana dai bisogni della città e dei cittadini.
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