Famiglia Gnocchi: tre generazioni a confronto

A Villa Delfina le opere dei tre artisti gallaratesi

Sabato 15 dicembre alle ore 16.30 l’Associazione Vivere Crenna presenta a Villa Delfina di Gallarate la mostra di Guido, Franco e Andrea Gnocchi, pittori cedratesi che a cominciare dal nonno, che si firmava Guido da Cedrate, non vogliono dimenticare il borgo, il luogo periferico in cui sono nati e dove ancor oggi operano papà Franco ed il figlio Andrea.

Scorrendo la loro produzione artistica si possono rilevare e confrontare i caratteri della loro pittura: in Guido si avverte insistentemente l’influsso del maestro Ercole Magrotti , ma si coglie pure una pittura più sciolta nella pennellata, più luminosa e dolce nei riflessi delle acque, più soffice e trasparente, anche se materica , nel fogliame degli alberi: uno stile che rimanda a tocchi di pennello quasi gestuali di un ‘800 che non si è fermato, ma si è tecnicamente evoluto. È una pittura che piace perché immediata nel suo rapporto con chi la guarda.

Non meno è piacevole la pittura di Franco che, pur ereditando dal padre suggerimenti stilistici e cromatici, ha saputo esprimere la sua personalità optando per una pittura spatolata ad ampie macchie, dai toni chiari (pur con variazioni e affinamenti negli anni) ma che rivelano sempre la pacatezza e sicurezza   di un carattere forte e trasparente.

Andrea, a differenza del nonno e del padre in pratica autodidatti , sceglie invece la via della preparazione accademica e frequenta Brera . Ne esce animato dal desiderio di scelte innovative: materiali nuovi con modalità figurative derivanti dall’influenza della stampa in bianco e nero. È il periodo delle figure, dei volti su fondo argenteo, in cui l’intensità delle ombre è affidata ad una   puntinatura tonda,   di una grana più o meno grossa e più o meno folta.

Poi la svolta: pur rimanendo nel figurativo, cambiano le tematiche . Prima fiori, poi i prodotti della tecnica e della meccanica: motociclette, automobili, intercalati da qualche paesaggio. Ma quel che conta nella svolta è la scelta di realizzare immagini dal disegno estremamente preciso, che ricorda la precisione della fotomeccanica. Non ci sono grigi, ma bianchi e neri dai contorni netti, associati a soluzioni che ricordano alcuni maestri della pop art, come le colate di colore alla Rauchenberg . Gli sfondi vengono poi animati con colori lievi. Il tutto, coperto da una colata di vernice vetrificante , avvince per la sua trasparenza.

Tutti e tre gli artisti, che per scelta finora hanno lavorato nell’ombra e nella riservatezza, riflettono nelle loro opere il gusto e la sensibilità della loro generazione e del loro tempo, avendo come obiettivo l’attuazione di un’estetica che ricerca un piacevole risultato. E in questo senso, certamente, l’obiettivo è stato raggiunto.

 

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Pubblicato il 14 Dicembre 2007
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