Feltri show al miniteatro
Per l’inaugurazione del miniteatro di via Sacco c’è stata un’intervista show a un giornalista di sostanza e pure di spettacolo: Vittorio Feltri, direttore di Libero, a quanto sembra il solo quotidiano che ha aumentato le vendite.
A intervistarlo un suo stretto collaboratore, Gianluigi Paragone, ex timoniere di Rete 55 e La Padania, giovane star del giornalismo varesino. E’ stato un successo, peraltro previsto considerato lo spessore della coppia e la tipologia del pubblico, in buona parte espressione della borghesia, vero punto di forza dell’elettorato moderato varesino.
Ascoltare un grande direttore fa sempre bene a un cronista e poi c’era da vedere il miniteatro, per anni poco più di una “rudera”, oggi recuperato con gusto a un interessante utilizzo socioculturale. 200 posti, poche sedie nella platea tascabile, per il resto degli spettatori a disposizione, con tanto di cuscinetti, tre ordini di gelide marmoree scalinate. Dove però si sono sedute con entusiasmo anche note dame. Chi aveva nervi sciatici riottosi invece non è rimasto contento, in compenso dove ero io i maschietti hanno fatto scricchiolare volentieri le loro vertebre cervicali con plurime torsioni di collo per ammirare un paio di splendide gambe appartenenti a una lady.
Avete presente quelli che i confessori, indagando sulle nostre giovani pulsioni sessuali, chiamavano “cattivi pensieri”? Si sono sprecati.
Buoni pensieri si possono invece fare sul futuro del miniteatro: l’associazione “Il Vellone”, fiumiciattolo opportunamente coperto nel suo percorso cittadino, non ha l’appalto delle manifestazioni – Paragone, il presidente, ci tiene a ricordarlo – toccherà quindi al Comune vagliare richieste e fare proposte perché l’attività culturale cittadina possa progredire nel segno di un pluralismo di sensibilità e di saperi di alta qualità.
Per incontri e microspettacoli oggi da noi funzionano alla grande i caffè letterari e il Cavedio, inoltre al miniteatro di via Sacco si aggiungerà un locale del Multisala Impero: Augusto Caravati lo metterà a disposizione ogni sabato mattina per conferenze e dibattiti; in regia Livio Ghiringhelli, mitico preside dei nostri licei. A questo punto il sindaco Fontana dovrebbe invitare le associazioni e i promoter culturali a darsi un calendario per evitare concomitanze dannose, a tessere e programmare una rete delle loro attività.
Subito dopo il successo di quelli della sanità il sindaco aveva già accennato alla necessità degli “stati generali” della cultura: allora questo è il momento di indirli, magari proprio nella nuova strutturina.
La comunità varesina con il teatro “pocket” può conoscere i suoi uomini migliori in campo artistico e professionale, ascoltarli su temi importanti, vederli impegnati in confronti e approfondimenti che aiutino a capire problemi urbanistici, ambientali, economici, sociali e anche sportivi. E ovviamente la comunità potrà crescere ancora di più incontrando gli uomini della cultura: Varese ha pittori, scultori, musicisti, architetti, fotografi, scrittori, poeti, studiosi, registi ai quali si aggiunge un mondo davvero grande, ancora da coinvolgere totalmente: l’Università.
Starà al Comune e alle associazioni trovare le formule giuste perché passino tutti i loro messaggi, ma ci sono soluzioni collaudate e gradite dal pubblico: tutte improntate alla semplicità della comunicazione.
Forza sindaco, il miniteatro – ma diamogli un nome che rappresenti tutta Varese, il simbolo leghista in piazza Monte Grappa non fu tale – è un’opportunità che va colta al cento per cento.
Forza ragazzi – mi rivolgo a tutti i giornalisti – aiutare in questa iniziativa il Comune, cioè la nostra Varese, è un dovere. Anche piacevole.
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