Super stipendi, 44 messe in mora

Il provvedimento tocca molti nomi di spicco del "gotha" della politica bustocca: fra questi gli ex sindaci Tosi e Rosa, l'ex commissario Guglielman e metà dell'attuale Giunta comunale

L’indagine della Corte dei Conti sulle attribuzioni irregolari di stipendi ai dipendenti del Comune di Busto Arsizio (la cosidetta vicenda dei super-stipendi, sfociata in una generale revisione degli atti adottati negli ultimi anni) giunge finalmente ad una svolta decisiva. Sono attesi infatti per lunedì i provvedimenti di messa in mora a carico di 44 persone tra sindaci, assessori e dirigenti comunali, ossia tutti coloro che a vario titolo hanno "messo la firma" sugli atti contestati, risalenti al periodo fra il 2000 e il 2006. La lista dei destinatari è nota: fra questi gli ex sindaci Gianfranco Tosi (alla cui seconda gestione quinquennale erano attribuiti i primi episodi) e Luigi Rosa, ma anche l’ex commissario prefettizio Paolo Guglielman per atti datati sotto il suo mandato, gli ex assessori della seconda amministrazione Tosi e, fra quelli attualmente in carica, il vicesindaco Giampiero Reguzzoni, Franco Girola, Alberto Armiraglio, Luigi Chierichetti, Claudio Fantinati, che facevano parte della precedente amministrazione Rosa. Tra gli assessori in carica in passato, sotto Tosi, vi sono anche l’attuale assessore provinciale di Forza Italia Gianfranco Bottini e la consigliera regionale Luciana Ruffinelli. Niente messa in mora invece per l’attuale sindaco Gigi Farioli, che da tempo stava seguendo la vicenda dopo aver affidato al segretario e direttore generale del Comune Giacomo Rossi un imponente lavoro di riesame degli atti del Comune, interventi di autotutela della macchina amministrativa.

La vicenda era partita dalla contestazione di alcuni stipendi "d’oro" versati a singoli dirigenti dell’amministrazione comunale sullo scorcio del "Tosi II", per poi approdata anche in aula di tribunale con l’assoluzione dell’ex sindaco e di vari suoi assessori, contro cui il pm ha fatto ricorso in appello. In seguito si erano aggiunti altri aspetti, quali le restituzioni di forti somme in sede civile da parte di alcuni dirigenti e la "scoperta" che un importante funzionario del Comune non aveva i titoli di studio per ricoprire la propria carica; più irregolarità varie, per un totale di cifre "fuori posto" che raggiungerebbe i sette milioni di euro. Insomma, un grosso pasticcio, che coinvolgeva prima di tutto il settore del personale ma chiaramente riguarda tutti coloro che abbiano avallato gli atti ora sotto la lente di ingrandimento della Corte dei Conti.

Le messe in mora sono un atto dovuto, sollecitato dalla magistratura contabile: sanciscono la conclusione di una lunga indagine, partita nell’estate del 2005 con le ispezioni del Ministero del Tesoro. Il loro effetto, riferisce il segretario generale Rossi, che ieri ha potuto finalmente portare tutta la documentazione al sostituto procuratore presso la Corte dei Conti («la aspettavamo da un po’, sa?»), è di evitare le prescrizioni in sede amministrativa. Se poi si dovesse arrivare a condanne da parte della magistratura contabile (e il giudizio dovrebbe concludersi entro fine 2008), potrebbe crearsi una situazione di incompatibilità per amministratori in carica: è presto per fasciarsi la testa, ma si aprirebbe la strada ad un certo turnover nelle stanze di Palazzo Gilardoni. «Gli assessori coinvolti, peraltro, hanno mostrato una particolare e apprezzabile sensibilità verso la questione e verso il lavoro da noi svolto» commenta Rossi; «la corrente amministrazione ha agito con onestà intellettuale di fronte alla situazione ereditata». Questo benché ne facciano varie persone coinvolti nella vicenda, tutte convinte di aver agito, se non correttamente, almeno in buona fede. Le messe in mora «avrebbero dovuto essere inviate già tempo fa», ma, rileva il segretario comunale, si è perso molto tempo, mentre l’atto doveva essere tempestivo. E questo è un aspetto che a sua volta potrebbe assumere una rilevanza anche penale, «se qualcuno dovesse essere chiamato a giustificare tale ritardo»: perchè la prescrizione sarebbe già scattata per gli atti fino al 2001-2002.

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Pubblicato il 17 Gennaio 2008
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