Emergenza sicurezza o emergenza visibilità?
Nota con tanto di dati e numeri della consigliera comunale Cinzia Colombo
Riceviamo e pubblichiamo
Da mesi la Lega Lombarda pone in cima alle priorità dell’azione dell’amministrazione il problema sicurezza presentando mozioni in consiglio comunale e nelle commissioni, fino a richiedere un piano straordinario. Ma le proposte del piano si sono rilevate essere obblighi già previsti per legge addirittura dal 1999, oppure si è trattato di proposte di mera propaganda, non attuabili e non di competenza del comune, non suffragate da alcuna conoscenza né legislativa né della situazione attuale della città. Proposte più per recuperare una visibilità in declino con l’uscita dalla maggioranza (anche perché la Lega si trova oggi nell’imbarazzante posizione di opporsi a scelte urbanistiche a suo tempo da lei stessa approvate) che non per affrontare reali problematiche di Gallarate.
Ma esiste davvero a Gallarate e in Italia un all’allarme sicurezza o piuttosto la percezione di insicurezza così diffusa è alimentata ad arte da una propaganda che tenta di sfruttare in termini elettorali la paura delle persone, un totem utile a nascondere problemi assai più reali e concreti quali lo smarrimento dei tanti giovani privati di ogni progettualità, costretti a lavori precari e sottopagati, o la paura (questa sì suffragata da dati reali) di recarsi al lavoro per morirci?
A guardare i dati, a partire dal Rapporto sulla criminalità in Italia del Ministero dell’Interno, il problema sicurezza sembra essere il frutto della costruzione di un immaginario dove i fatti hanno sempre meno importanza. Gli omicidi sono in calo: nel 2006 sono stati in totale 621. Il minimo storico era stata toccato nel 2005 con 601 delitti. Dati che confermano un trend in diminuzione per questo reato che aveva raggiunto il suo picco all’inizio degli anni Novanta soprattutto a causa degli omicidi volontari commessi dalla criminalità organizzata.
Positivo risulta anche l’andamento degli scippi che oggi fanno registrare un tasso di 37 per 100mila abitanti: il più basso degli ultimi 30 anni. I furti in appartamento, pur con un lieve aumento degli ultimi 2 anni, dato considerato poco attendibile per la modifica del metodo di valutazione, fanno segnare tra il 1999 e il 2006 una diminuzione del 41%.
Le rapine in abitazione, che trasmettono maggiore senso di insicurezza nei cittadini, costituiscono poco più del 3% del totale: il più basso degli ultimi vent’anni. E un quarto di esse sono considerate improprie poiché causate da familiari o da giovani tossicodipendenti che rapinano i propri genitori.
La frequenza delle rapine in esercizi commerciali appare invece connessa alla presenza della criminalità organizzata. Le rapine ai danni di istituti bancari si sono incrementate in termini numerici, ma essendo aumentato il numero di sportelli il tasso di rischio è inferiore.
Aumentano (rispetto al minimo storico registrato tra il 2000/2003) i furti di veicoli (autovetture, ciclomotori e motocicli), benché comunque il dato resti molto inferiore a quello degli anni Novanta. Una crescita che riguarda specificatamente i motorini, il cui numero in circolazione si è notevolmente incrementato.
Preoccupanti invece i dati relativi agli omicidi in famiglia (che nel 2006 sono stati 192 e mostrano un trend in crescita) e soprattutto i dati relativi alle violenze fisiche e sessuali sulle donne in continuo aumento e nella maggior parte dei casi commesse dal partner.
E a Gallarate la situazione non è peggiore rispetto al dato nazionale, semmai, come evidenziato dallo stesso vicesindaco Caravati, in città si vive ancor più sicuri rispetto ad altre località vicine.
Tutta da dimostrare poi il legame fra reati commessi e presenza di stranieri. Tanto maggiore diviene l’integrazione dei migranti nel nostro paese, tanto più limitata diviene la partecipazione a reati. Gli immigrati regolari hanno una delittuosità non dissimile dalla popolazione italiana; la quota di stranieri regolari denunciati (denunciati, non necessariamente condannati) si ferma al 2%. C’è certamente una maggiore percentuale di denuncie degli immigrati irregolari, soprattutto per alcuni reati come il furto con destrezza, ma quando viene loro data la possibilità di divenire immigrati regolari, la propensione a delinquere viene meno, giacché l’aumento della popolazione straniera residente regolare, anche di entità importante a seguito di sanatorie, non produce un aumento del tasso di denuncia degli stranieri regolari. Ricordando peraltro che nelle percentuali di reati commessi da stranieri sono compresi pure le persone provenienti da stati europei e nordamericani (e sono per esempio i tedeschi quelli che, fra gli stranieri, maggiormente commettono rapine in banca).
Per ridurre allora i reati commessi da immigrati sembra più efficace promuovere una loro integrazione e facilitare la loro permanenza regolare nel territorio che non politiche xenofobe e discriminatorie.
E l’integrazione a Gallarate sta avvenendo, nonostante qualche forza politica ne sia infastidita. Come emerge dai dati dell’osservatorio provinciale, l’aumento della presenza di immigrati nella città è il frutto anche di una maggiore presenza di donne straniere che si ricongiungono alla propria famiglia e all’incremento dei nati da coppie di stranieri residenti (dai 25 nati del 1999 con residenza a Gallarate agli oltre 200 del 2006), segno della volontà di una permanenza stabile e legale nella città. Aumentano in generale i minori, che frequentano con regolarità le scuole ottenendo anche ottimi risultati (come dimostrato anche dalla recente assegnazione di borse di studio da parte dell’amministrazione gallaratese), giacché ormai il 58% dei minori residenti in città è nato/a in Italia (erano 1220 a fine 2006 i minori stranieri gallaratesi nati in Italia). Si accresce il numero di coloro che possiedono la carta di soggiorno (a cui si può accedere se residenti in Italia con un lavoro, un reddito sufficiente al sostentamento proprio e dei familiari e un alloggio da oltre 5 anni), aumentano le coppie miste. Aumentano, seppure limitatamente, anche coloro che ottengono la cittadinanza italiana (47 nel 2006).
Rispetto poi alla proposta leghista di verificare attività commerciali ed artigianali di tipo etnico, è bene rilevare, oltre alla palese discriminazione nella volontà di controllare solo i commercianti stranieri, che rispetto ai quasi 15.000 lavoratori stranieri residenti in provincia la quasi totalità lavora come operaio (oltre il 60%) o come badante (oltre il 20%) e che sono 1673, sparsi in tutta la provincia, i lavoratori autonomi.
Certo prima o poi anche ai migranti sarà finalmente riconosciuto il diritto di voto, come nelle altre democrazie europee. E allora probabilmente si smetterà di fare le campagne elettorali sulla loro pelle e Lega e AN dovranno cercare altre strade per recuperare quella visibilità agognata che Forza Italia non sembra disponibile a concedere loro.
Cinzia Colombo, consigliere comunale Partito della Rifondazione Comunista
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