Pallide e stracce, povere bandiere tricolore
Le istituzioni varesine trascurano la cultura dell'appartenenza e della "bella presenza". Segnalateci le brutture della città cui porre rimedio prima dei Mondiali di ciclismo
L’ultima volta di una Varese imbandiera fu nel 1999, quando la squadra di pallacanestro vinse il decimo (ultimo, al momento) scudetto della sua storia. Fu festa popolare, totale, si sentirono felici e coinvolti migliaia e migliaia di cittadini, anche non tifosi, e il segno tricolore apparve su quasi tutti gli edifici.
La recente vittoria della nazionale di calcio ai mondiali registrò tanto entusiasmo, ma non fu così partecipata. E molti tricolori rimasero nel cassetto.
Solo lo sport fa riconoscere unito il popolo dei guelfi e dei ghibellini, delle contrade, delle eterne rivalità di campanile. Oggi magari si canta un po’ di più l’inno di Mameli per iniziativa del presidente Ciampi, ma le stesse istituzioni trascurano la cultura dell’appartenenza e della presenza e purtroppo in modo visibile: basta infatti guardare le condizioni delle bandiere all’esterno di edifici pubblici e delle scuole.
In piazza Monte Grappa, dove per anni si è fatto spreco di vessilli e simboli leghisti, dal palazzo Inps penzolano sfinite e sporche, quasi a simbolo di una città e di un nazione senza speranza, la bandiera tricolore e quella europea. Mica male per la Varese che ospiterà a settembre il ciclismo mondiale.
Per la manifestazione iridata si realizzano grandi opere, ma occorre avere attenzione, attraverso i dettagli, all’immagine della nostra comunità: dove non arrivano le istituzioni molto possono fare con le loro segnalazioni i lettori di Varesenews. Le bandiere straccione di piazza Monte Grappa sono la prima chicca.
Se volete segnalarci le "brutture" cui porre rimedio per rendere più bella la città prima dei Mondiali di settembre inviateci commenti, lettere o, se volte, foto all’indirizzo redazione@varesenews.it con oggetto "bandiere". Provvederemo a raccoglierle e a farne un elenco. Chissà mai…
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