Alfieri: “Il Nord ha paura, il Pd deve rassicurarlo”

"Solo così spingeremo il 'forzaleghismo' a destra. Lo statuto del Pd lombardo ci darà autonomia sulle alleanze"

Il forzaleghismo va spinto a destra, il Pd deve occupare il centro dello schieramento. Come? Rassicurando gli elettori che vuole conquistare, dando una idea di protezione dei cittadini su sicurezza, lavoro, tasse, ma senza urlare all’uomo nero, senza demagogia: tranquilli, inteclassisti, innovativi e moderni. Ma attenti alle tradizioni e alle identità profonde dei nostri territori.

Ecco la ricetta di Alessandro Alfieri, dirigente varesino del Pd Lombardo, consigliere comunale a Varese, uno degli sherpa della diplomazia milanese nel avventura Expo 2015.
«La Lega soffia sulle paure, noi abbiamo fatto un errore in passato: negarle».

Cioè, dire che la gente che chiede sicurezza è isterica?

«Abbiamo sottovalutato il problema, mentre il Paese, e il Nord, va rassicurato, perchè molta gente si sente spaesata, minacciata da una serie di cambiamenti e confiltti che qui sono arrivati prima».

Ecco il Nord… ma avete capito che sta succedendo?

«Siamo in una zona a diffuso benessere, che però è stato conquistato a fatica. Subiamo gli effetti della globalizzazione, arriva la concorrenza internazionale che fa chiudere le aziende meno competitive, arriva l’immigrazione che crea in parte un disagio sulla sicurezza. E molti lombardi reagiscono, magari chiedendo che non gli si mettano le mani nelle tasche».

Soluzioni?

«Noi non dobbiamo negare le paure, quelle ci sono e sono umane, ripeto, dobbiamo rassicurare. Per prima cosa dobbiamo garantire alle imprese e ai suoi lavoratori che possano vivere, magari anche grazie ad aiuti mirati, poi in una seconda fare possiamo chiedere che gli incentivi siano legati all’innovazione e alla ricerca. Ma dopo».

Ma la Lega lo fa già?

«Urla e basta, il Pd deve essere radicato, deve comprendere le ansie del territorio, ma poi proporre soluzioni. La Lega è un guazzabuglio che mette insieme tante cose, ma di fondo è una reazione agli effetti delle competizione internazionale, si richiamano a una identità perché un popolo spaesato si sente rassicurato da certi proclami».

Dovete cambiare anche voi?

«Sì, abbiamo ancora un percorso culturale da compiere, il partito deve essere postideologico, deve esasperare la pluralità di culture, ma anche capire meglio i problemi: non si può ad esempio imporre degli studi di settore dal centro senza capire come è fatta la realtà industriale del nord».
Farete un Pd federale?

«L’Italia è il paese dei cento campanili, ogni regione deve avere una sua autonomia. Lo statuto del Pd lombardo vi stupirà. Saremo autonomi sull’agenda politica, su organizzazione, finanziamento, e anche sulle alleanze negli enti locali e sui candidati. Sarà innovazione. Sostanziale».

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Pubblicato il 24 Aprile 2008
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