La meglio gioventù interroga Dacia Maraini
Un incontro emozionante e ricco quello degli studenti varesini con la grande scrittrice. Il sindaco Fontana: «in un mondo dominato da apparenza e superficialità: si deve ricominciare a pensare e a leggere»
Forte e convinto l’applauso che la platea di studenti varesini rivolge a Dacia Maraini. La scrittrice, che ha appena pubblicato un libro di successo, "Il treno dell’ultima notte", bello e doloroso, è a Varese per inaugurare "Amor di libro" edizione 2008, un’occasione irripetibile per insignirla della cittadinanza onoraria, già assegnata alla poetessa Alda Merini, e per conferirle il primo Premio internazionale dedicato alla grande Liala, alla presenza della figlia Primavera Cambiasi. Gli studenti, insieme agli insegnanti, affollano a Varese il Teatro Santuccio: a loro, questa mattina, è riservata una lezione del tutto speciale, che spazia dalla letteratura fino alla mafia e all’episodio di violenza accaduto a Verona.
Una volta rotto il ghiaccio da parte del moderatore, il giornalista Gianni Spartà (che definisce gli studenti presenti "la meglio gioventù"), le domande si susseguono ininterrotte per un paio d’ore. Tanti gli interrogativi con cui gli studenti incalzano la scrittrice, che mostra disponibilità ed interesse. «Bella domanda. Come ti chiami?», chiede amichevolmente la Maraini ad un ragazzo dell’Artistico, Alessandro, che le appena chiesto dei suoi rapporti con il Giappone. La scrittrice racconta della drammatica detenzione, durata due anni, all’epoca della Seconda Guerra mondiale: fame e freddo in un campo giapponese, insieme alla famiglia. Un’esperienza durissima, che la continua a inseguire nel presente, e che la riporta ad un’età di ideologie terribilmente naufragate.
Sulla violenza torna Giulia, del "Frattini": «Come giudica i fatti di Verona? La cultura può fare da argine?». «È stato un episodio di violenza gratuita – dice severa la scrittrice -, che si è abbattuta contro un diverso». Sì, certo: scuola e cultura possono fare tanto. «Devono difendere il valore della sacralità della vita, quella che appartiene ad ognuno in quanto persona».
«E come vede il boicottaggio alla Fiera del libro di Torino, dedicata ad Israele?", chiede al microfono Martina, del "Cairoli». «Sono assolutamente contraria – dichiara la Maraini –, la cultura è un luogo di scambio di idee, non può diventare un luogo di scontro. Già ci sono tante guerre sparse per il pianeta». E poi, aggiunge la scrittrice, «sono stati invitati scrittori israeliani che spesso hanno assunto posizioni critiche verso il loro Paese».
E il femminismo? Come lo ha scoperto? «Oggi non esiste più il femminismo come ideologia – dice la Maraini agli studenti varesini –, ma c’è un problema di disparità nei confronti delle donne. In Italia lavorano e guadagnano meno degli uomini, non ci sono servizi, continua la violenza verso di loro». E i "new media"? Internet è nemico del libro? «Assolutamente no: Internet può essere molto positivo, anche se non è il luogo dell’eccellenza". Nuove tecnologie a servizio dei lettori: la stessa Maraini ha registrato un audiolibro dedicato al suo romanzo "Bagheria" per i non vedenti. E il mondo di oggi? "Non è più quello chiuso e provinciale che descriveva lo scrittore Ippolito Nievo: badanti e operai stranieri portano le loro braccia, ma anche la loro cultura».
Scroscia forte l’applauso quando la scrittrice parla dell’amata Sicilia: «Tanti hanno combattuto la mafia: da Falcone e Borsellino fino alle molte associazioni giovanili nate negli ultimi anni. La mafia può, anzi deve, morire».
Un confronto, lungo, serrato, impegnativo. Tante domande, tante riflessioni della Maraini, un giudizio sintetico del sindaco Attilio Fontana: «La ragione del nostro riconoscimento sta nell’invito della Maraini a tornare ai valori in un mondo dominato da apparenza e superficialità: si deve ricominciare a pensare e a leggere».
Al termine studenti e insegnanti escono dal Teatro, mentre una professoressa dice, a proposito della Maraini, «i suoi libri mi hanno sempre dato tante emozioni».
Un giudizio che, in poche parole, la dice lunga sulla forza e il fascino della cultura.
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