Fascicoli spariti, “niet” alla commissione d’indagine
La maggioranza boccia la proposta di Pd, Voce della Città e gruppo misto in merito al furto di parti di pratiche edilizie. Passa il regolamento del comitato pari opportunità
Il consiglio comunale nella seduta di martedì sera ha affrontato due delibere, segnatamente per l’adozione del regolamento del comitato pari opportunità, atteso da ben otto anni (così si era espresso il sindaco Farioli nell’ultima seduta di consiglio) e finalmente approvato, e per la costituzione di una commissione d’inchiesta sul funzionamento del settore pianificazione attuativa a seguito della sparizione di un paio di fascicoli inerenti progetti edilizi. Quest’ultima proposta, portata avanti da PD, La Voce della Città e gruppo misto, è stata bocciata.
Sul comitato pari opportunità, destinato a studiare e rimuovere le condizioni di diseguaglianza sul lavoro tra uomini e donne, la discussione si è accesa su due emendamenti proposti da Diego Cornacchia e approvati dalla maggioranza, per precisare che ogni attività quale partecipazione a seminari, convegni, eccetera da parte di membri del comitato dovrà essere notificata ed approvata dalla Giunta comunale, e dare un posto nel comitato ad ogni organizzazione sindacale "maggiormente rappresentativa" (quattro, è stato poi precisato) e un corrispondente numero di posti a persone designate dall’amministrazione comunale. Quasi plebiscitaria l’approvazione della delibera come emendata, con la sola astensione di Porfidio e Fontana.
Sulla commissione d’indagine muro contro muro, con il PD a richiederla come «garanzia per tutti» (Berteotti), non accettando la posizione della maggioranza che da un lato spettasse alla magistratura indagare, dall’altro fosse sufficiente una relazione da parte della Giunta. Gli episodi contestati erano due, a distanza di circa un mese: nel primo caso la parte di fascicolo rubata era stata ritrovata e riportata in Comune, nell’altro no, ma l’ufficio competente aveva copia dei progetti e non vi sono state conseguenze, secondo il vicesindaco con delega all’urbanistica Giampiero Reguzzoni. Niente conseguenze a parte naturalmente la notifica dal Comune alla Procura e l’apertura da parte di questa di un fascicolo, che si spera almeno da lì non venga rubato.
La maggioranza rilanciava con una mozione d’indirizzo perchè fossero sindaco e Giunta ad approfondire e informare in seguito la competente commissione consiliare ordinaria e i consiglieri tutti, posizione difesa in particolare da Bottini e Cornacchia per Forza Italia-PdL. Da Berteotti veniva un no ad «autocertifiche» dell’amministrazione su se stessa; critica sempre per il PD D’Adda, che vedeva una maggioranza che «si chiude a riccio non appena si parla di commissioni d’indagine». Corrado (Prc), pur non prendendo parte al voto, concordava: «Ci dite "diamo uno sguardo noi, poi vi facciamo sapere": non sono d’accordo». Polemico Grandi (PD): pur negando che Busto Arsizio sia un Comune di "lazzaroni", il consigliere rileva «un malessere», rimpiangendo al paragone con quelli odierni certi passati dirigenti del settore sotto accusa. «Siamo fra i Comuni più indietro con il PGT. Il vicesindaco para di sicurezza e trasparenza perchè a Busto le pratiche edilizie sono lente, e "dunque" rigorose. Semmai è vero il contrario, è nelle lungaggini che possono nascondersi i problemi». Per Porfidio (La Voce della Città) il problema è la sicurezza. Troppo facile l’accesso a certi uffici. «Non possiamo blindare tutte le porte…» ribatteva Reguzzoni. Per il vicesindaco la commissione non s’ha da fare, i fatti sono sporadici, semmai il problema è la produttività degli uffici, non solo del settore pianificazione attuativa. «L’indagine interna è stata fatta, non si può che lasciare alla magistratura ogni ulteriore accertamento». Quindi il voto negativo, tredici contro nove, astenuto Fontana, non votante Corrado.
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