Il sesso? Lo facciamo virtuale e 2.0

La pornografia rimane uno dei settori più proficui del web, ma anche in questo caso non si può rimanere indietro e i servizi si evolvono. Mentre spuntano le patologie di dipendenza


Se c’è chi dice che le videocassette si sono diffuse grazie ai film per adulti, in molti sostengono che anche Internet debba molto del suo successo alla possibilità di reperire facilmente e in modo anonimo contenuti espliciti.


Quello della pornografia, in effetti, è stato uno dei primi settori a diffondersi nelle rete, e proprio per la sua longevità ha intrapreso per primo le evoluzioni più significative. Se quindi oggi si parla di web 2.0, quando ci si riferisce al web interattivo nel quale sono gli utenti a generare i contenuti, da tempo esiste anche il porno 2.0.

Non a caso il 12esimo sito più visto in Italia è YouPorn, uno spazio web nel quale sono gli utenti a registrare i propri filmati a carattere sessuale, pubblicandoli on-line. Un modo per sentirsi delle novelle Paris Hilton, forse, con tanto di commenti per giudicare le “performance” di amici e novelle star a luci rosse. Nella classifica mondiale YouPorn è il 35esimo sito più “letto”, con 15 milioni di visitatori al mese.

Non solo YouTube ha il suo cugino peccaminoso, in realtà tutti i siti più avanzati di web sociale hanno degli emuli, che provano ad abbinare erotismo alle loro idee. Così il sistema di condivisione dei siti preferiti Del.icio.us ha il suo corrispettivo in SocialPorn, MySpace si trasforma in xPeeps e Flickr in Eroshare.

La più grande casa di produzione pornografica americana, la Steven Hirsch, ha usato il web sin dalla prima ora, attraverso la promozione sui siti di peer-to-peer del suo volto più celebre, Jenna Jameson. Attualmente il fatturato dell’azienda è composto per il 30% dal web, il 30% dalla televisione, il 30% dal Dvd e il 10% dal wireless. Proprio l’uso dei cellulari, sempre a portata di mano, anche in quel momento, sta facendo proprio la fortuna di siti come YouPorn, dando vita a quello che già in molti definiscono voyeurismo di massa.

E se la pornografia esiste fin dai tempi più antichi, con quadri romani decorati dai consigli per il dopocena, c’è chi teme che la facilità di accesso offerta da Internet, oltre che da telefonini e iPod, possa più facilmente trasformare l’uso di pornografia in una vera e propria dipendenza. La dipendenza dalla pornografia è stata già diagnosticata negli anni ’90, con sintomi quale la progressiva sfiducia in se stessi, la diminuzione dell’autostima, difficoltà di concentrazione, senso di colpa e, infine, la preferenza della solitudine rispetto alla ricerca del partner.

Secondo la più recente ricerca americana, il 15% degli utenti internet visita regolarmente siti di contenuto erotico, con una crescita sempre maggiore del fenomeno cybersex, cioè di sesso fatto a distanza. Anche in questo caso, però, l’approccio tra uomini e donne è differente: secondo lo psicologo del National Council on Sexual Addiction Robert Freeman la donne preferirebbero conversare e ascoltare, gli uomini punterebbero alla visione e all’atto pratico.

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Pubblicato il 11 Giugno 2008
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