La “riforma-ombra” del pubblico impiego secondo Pietro Ichino

Trasparenza assoluta e una Authority indipendente per le valutazioni elementi chiave nel disegno di legge presentato dal PD al Senato

La Festa del PD alla Schiranna prosegue i suoi appuntamenti del venerdì sera incontrando il senatore Pietro Ichino, il più celebre giuslavorista italiano, di fronte ad un folto pubblico. Il tema è la riforma del lavoro nelle pubbliche amministrazioni e del rapporto con la cittadinanza. Introdotto da Andrea Mollica, responsabile provinciale del settore lavoro del Pd e "spalleggiato" da Fabrizio Taricco, sindaco di Carnago, il professore (insegna Diritto del Lavoro alla Statale di Milano) spiega i punti salienti del disegno di legge 8 giugno 2008 "norme sulla trasparenza e valutazione delle strutture pubbliche e dei loro dipendenti" di cui è primo firmatario. Una proposta alternativa a quella portata avanti in queste settimane dal ministro Renato Brunetta, che pure, Ichino ricorda, si picca di avervi colto qualche ispirazione.

La considerazione del lavoro per gli enti amministrativi è al suo punto più basso, la parola "fannullone" è ormai indissolubilmente legata a quella dell’impiegato pubblico. È il risultato dell’incrociarsi di due mentalità perverse
tipicamente italiane, quella del posto fisso inamovibile, spesso facile rimedio alla disoccupazione di massa, e quella del più cinico disprezzo per tutto ciò che non è privato e dunque, per definizione, efficiente e concorrenziale (?). Ichino non indaga le cause, non piange sul latte versato: propone delle soluzioni guardando a chi le ha adottate molto prima di noi in Europa. 

La trasparenza è la chiave di volta del ddl e campeggia all’articolo 1: è intesa come "totale accessibilità" degli atti, soprattutto attraverso la pubblicazione on line, momento dal quale addirittura gli atti assumerebbero validità. Strumenti chiave per arrivare alla trasparenza sono un programma biennale in materia e un portale web ad hoc, una Authority «indipendente dal potere politico» (precisazione importante) per la trasparenza e la valutazione della pubblica amministrazione, «non un carrozzone ma un ente snello con a capo una personalità eletta con voto dei due terzi delle Camere», il "confronto pubblico annuale sul funzionamento e la valutazione delle pubbliche amministrazioni", con il benchmarking amministrativo, cioè la messa a confronto del rendimento degli uffici pubblici. I più scarsi sarebbero "incentivati" a raggiungere la media con metodi quali il taglio degli aumenti di stipendio – sistema da usare anche per incentivare i trasferimenti di personale da enti pletorici verso altri lidi, secondo Ichino: «meglio delle norme attuali, peraltro mai applicate, che prevedono la mobilità e il licenziamento». Può sembrare peregrina ai non esperti l’idea di valutare in cifre il rendimento dei pubblici uffici ma «i metodi ci sono, nel Nord Europa li applicano da molto tempo», è semmai la nostra amministrazione che resta «fra le più "opache" d’Europa in termini di possibilità di seguire i procedimenti».

Un altro fronte è quello del rapporto contrattuale con i lavoratori. Ichino vuole rompere il tabù secondo cui i contratti si devono comunque e sempre fare, in certo senso "obbligandovi" i dirigenti e creando una sorta di "cogestione" che coinvolge direttamente il sindacato. «I dirigenti devono poter non stipulare il contratto se l’accordo non c’è, se le richieste sindacali appaiono contrastanti con l’efficienza dell’amministrazione». Il ddl del Partito democratico prevede in tale circostanza la facoltà dell’amministrazione di procedere all’esercizio provvisorio delle materie oggetto del mancato contratto, fino alla successiva stipula di un accordo. Ciò con buona pace del sindacato, che Ichino sostiene invece venga così ricondotto alla sua propria funzione di tutela dell’interesse dei lavoratori.

A conclusione di queste considerazioni giunge l’esempio pratico di applicazione della valutazione dei servizi comunali portato dal sindaco Taricco di Carnago. Un sistema avviato nel 2004, che coinvolge consulenti esterni ma permette di valutare i responsabili di settore (o i dirigenti) sotto il profilo del raggiungimento degli obiettivi e delle competenze date ed acquisite. La novità più recente è la valutazione affidata a "focus group" di cittadini che seguono i singoli settori: un tema su cui si è già scatenata la discussione fra i lettori di Varesenews.

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Pubblicato il 21 Giugno 2008
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