Nè bianche,nè rosse, le cooperative voltano pagina
Legacoop e confcooperative sempre più spesso insieme nelle iniziative sul territorio. Merito di due presidenti giovani e del mondo che cambia
Nè bianche, nè rosse. Legacoop e Confcooperative sempre più unite nelle iniziative e negli intenti. Tanto è vero che ieri, mercoledì 16 luglio, Alfredo De Bellis, responsabile di Legacoop Varese è stato l’ospite d’onore alla festa di Confcooperative che si sta svolgendo nell’area della Pro Loco di Cassano Magnago. «Non deve stupire più di tanto – afferma De Bellis – ci sono state già due iniziative organizzate da noi alle quali Confcooperative ha partecipato come ospite: il sessantesimo della costituzione e un convegno sui circoli coop». Claudio Marelli, suo omologo da poco rieletto alla guida dell’associazione un tempo avversa, asserisce e conferma la strada intrapresa: «E’ finita l’epoca della militanza in ogni settore – spiega – abbiamo capito che i nostri problemi sono comuni e uniti si è più forti». Sullo sfondo c’è il decreto 112 voluto dal ministro Tremonti che, a dire delle cooperative, penalizza questa forma di impresa e la mette in condizioni di svantaggio rispetto alle imprese con scopo di lucro sul libero mercato.
Ma non è solo la battaglia sul punto ad unire questi due mondi fatti di tantissimi soci sparsi su tutto il territorio nazionale. Le cooperative sono consapevoli del loro peso e della loro funzione che molte volte è anche sociale e chiedono che questo venga riconosciuto: «I vecchi steccati ideologici che avvicinavano la Legacoop a sinistra e Confcooperative alla Dc sono saltati – dicono quasi in coro de Bellis e Marelli – oggi contano i fatti, conta la sopravvivenza di una cultura intera fatta di sacrifico di tantissime persone dagli agricoltori, agli infermieri, agli edili e via dicendo. Finalmente ci stiamo avvicinando ad un modello europeo delle cooperative».
Le idee politiche restano ma sono fuori dal discorso cooperativistico, quello non ha (più, ndr) bandiere. Oggi si parla di regole da rispettare di standard qualitativi da mantenere sia da parte delle cooperative che da parte delle amministrazioni che, dice Marelli, « nei bandi cercano solo il massimo ribasso a discapito della qualità». Ma i vecchi soci, quelli che vivono ancora con un piede ben fermo nel passato, ancora mostrano le loro remore a certi passaggi della storia e al dialogo tra i due presidenti ma è inevitabile, De Bellis e Marelli rappresentano il futuro che, se in Italia è ancora da venire, nel resto d’Europa è già oggi.
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