Nell’era globale tutto è in competizione, anche i territori
Ad Alfredo Ambrosetti la laurea honoris causa dell'Università dell'Insubria
«Perché un’impresa dovrebbe scegliere Varese piuttosto che un altro luogo? Perché una famiglia dovrebbe decidere di trasferirsi qui e non altrove? Ogni territorio deve porsi della domande critiche per riuscire a capire come competere nell’era globale».
Poche parole, Alfredo Ambrosetti sale sul palco dell’aula magna di via Ravasi ed entra subito nel cuore della sua lectio doctoralis. All’esperto di economia e di strategia d’impresa l’ateneo ha conferito la laurea honoris causa in economia e commercio con indirizzo in economia e management. Materie che l’inventore del Forum di Cernobbio conosce molto bene non solo grazie alla sua esperienza di consulente che dura da oltre quarant’anni ma anche alla sua capacità di osservare – e di tradurre – le dinamiche che incidono sull’economia globale.
"Competere" e "strategia" sono le parole che si ripetono nella sua lezione, introdotta dalla laudatio del professore Alberto Sdralevich (primo preside della facoltà di economia dell’Insubria) e dalla motivazione letta dalla preside Rossella Locatelli.
«Stiamo vivendo l’era della discontinuità – ha spiegato Ambrosetti -. L’accelerazione dei fenomeni e degli eventi si accompagna ad un inarrestabile processo di globalizzazione. Tutto è in competizione, anche i territori. Per questo motivo chi occupa posizioni di responsabilità pubblica deve avere una capacità di strategia competitiva».
Il consiglio si traduce nell’individuare degli obiettivi chiari, valorizzare le porprie capacità, sfruttare al meglio le risorse.
Ma a quali costi? È così forte la competizione globale? Sì secondo l’esperto. «Non è in gioco il futuro del business ma il peso relativo dell’Italia, della Lombardia e di Varese nella globalizzazione».
Quale soluzione dunque per non farsi "superare"? «Cercare una via di sviluppo – ha concluso Ambrosetti – che non può essere solo legata al marketing territoriale. Si deve far leva sull’attrattività del territorio nei confronti dell’esterno. Senza sviluppo il futuro è grigio, ma non c’è sviluppo senza competenza strategica diffusa, senza capacità di innovazione continua efficace e senza coesione».
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