Santa Maria del Monte: equilibri delicati, opere necessarie, divieti

L'intervento dell'architetto varesino Oviodio Cazzola sulla questione oggetto, da sempre, di dibattito e polemiche

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

L’accesso a santa Maria del Monte, le possibilità di parcheggio per i residenti, i fedeli del santuario, i ristoranti rimasti, i turisti, ha promosso un dibattito appassionato e non poche polemiche.

Condivido la posizione di chi vorrebbe limitare l’uso del mezzo privato ai residenti, agli addetti alle attività di servizio, ai disabili, per usare i mezzi pubblici di accesso. Ma occorre con urgenza mettere a punto e in funzione un programma realistico e coerente a partire dalle condizioni attuali frutto, anche, di decisioni pubbliche non fondate appunto su un programma temporale di realizzazioni e di spesa conseguente.

La storia ci ricorda come ci si mosse all’inizio del secolo scorso.

Il 20 marzo 1907 veniva costituita –nella sede della Società Varesina Imprese Elettriche (S.V.I.E.)- la Società dei Grandi Alberghi a cui partecipavano la Società ferroviaria Mediterranea (proprietaria della attuale linea Milano-Varese), Banche di Varese, Gallarate, Busto, Legnano, Società Viaggi. Il Consiglio di amministrazione eletto nominava presidente il dott.Tito Molina presidente, anche, della Banca di Varese e della S.V.I.E.

La ‘Cronaca Prealpina’ così commentava: “Dunque il bel sogno, per tanto tempo accarezzato, sarà tra breve realtà.”  Il programma è ambizioso e verrà in gran parte realizzato in sei anni: “Dotare la zona del Sacro Monte, del Monte Tre Croci e del Campo dei Fiori d’acqua potabile, di comunicazioni tramviarie, di telefono, crearvi due o più grandi alberghi sopra mille metri, a cui si giunga da Milano in un’ora e trenta minuti; coordinare questa iniziativa con un Grande Albergo Restaurant alla Prima Cappella, col Kursaal, coll’Ippodromo di Masnago, tutti allacciandoli con una linea tramviaria che da Varese salga direttamente a S.Ambrogio o Velate e quindi al S.Monte, al Monte Tre Croci…mediante funicolari”.

Il ‘bel sogno’ realizzato viveva solo quarant’anni: il 3 agosto 1953 il Consiglio Comunale di Varese , con 22 voti a favore e 8 astensioni approvava un ordine del giorno con cui si negavano ulteriori contributi alla S.V.I.T. per l’esercizio del servizio tramviario e di funicolare da Varese al S.Monte e al Campo dei Fiori  esprimendo“… la propria convinzione che il servizio pubblico di trasporto sulla linea Varese-Prima Cappella-Sacro Monte (ed eventualmente in caso di necessità anche al Campo dei Fiori) debba essere effettuato dal 1°settembre 1953 con automezzi…”

Dopo altri quarant’anni, il 16 maggio 1994 il Consiglio comunale di Varese decideva il ripristino della funicolare del S.Monte. La stazione di base avrebbe potuto essere raggiunta dagli autobus e per questo avrebbe dovuto essere ampliata la sezione della galleria percorsa in precedenza dal tram e realizzato un percorso stradale idoneo.

Sarebbe stato mantenuto il servizio di autobus e l’accessibilità per i veicoli privati al S.Monte.

Il ripristino della funicolare per il Campo dei Fiori sarebbe stato considerato successivamente al verificarsi di alcune condizioni auspicate.

Non c’è dubbio che in una vicenda durata ormai più di un secolo spicchi per chiarezza ed intelligenza il programma del 1907: per la sua coerenza complessiva, volta a raggiungere risultati certamente e prevalentemente a servizio della domanda turistica di un mondo che non sapeva di essere prossimo alla tragedia della prima guerra mondiale.

Ma nel 1953 la città –che nel 1928 aveva incorporato il Comune di S.Maria del Monte – decideva  di risparmiare negando sussidi al sistema tramviario e delle funicolari, affidandosi, per l’accesso alla montagna, al servizio autobus. La prospettiva sembrava tutta a favore di un sistema svincolato dalla rotaia. Non veniva percepito il valore di un processo che aveva costruito il sistema di accesso esistente, né la sua ormai intima, direi magica, relazione con la sua montagna.

La decisione assunta nel 1994 per il ripristino della funicolare per S.Maria del Monte senza limitazioni per il servizio autobus e per l’accessibilità veicolare privata conteneva con ogni evidenza una radicale contraddizione. La funicolare è rimasta solo offerta nostalgica per chi aveva vissuto il tempo passato o emozione per i più piccini. E’ mancato un programma coerente di collegamento con la città che affidasse alla funicolare il ruolo necessario e terminale per l’accesso a S.Maria in attesa di capire quale prospettiva assegnare all’altro braccio del servizio di risalita per il Campo dei Fiori: dove deperisce un patrimonio monumentale.

Come consigliere comunale e vicepresidente della Commissione urbanistica avevo chiesto che si evitasse l’ingente spesa per la costruzione di una nuova strada e l’allargamento della galleria tramviaria  per portare  gli autobus fino alla stazione di base della funicolare. Chiedevo invece che si ripristinasse un primo tratto di linea tramviaria da piazzale  Montanari mantenendo inalterata la galleria. Nella prospettiva di un futuro prolungamento tramviario verso S.Ambrogio e la zona dello stadio.

Perché ho sempre ritenuto ben diversa la salita in tram –per il suo fascino,  panoramicità e comodità dei viaggiatori- rispetto alla scomodissima e poco attraente salita in autobus.

Oggi siamo di fronte a un groviglio di problemi.

Come possiamo uscirne tenendo conto di valutazioni condivisibili per il rispetto dei luoghi e della storia ma anche della necessità di accedere ragionevolmente (secondo un programma temporale di ravvicinate scadenze, non astratto e indefinito) alle abitazioni, al Santuario, ai pochi servizi di ristoro rimasti?

E’ sostenibile per il S.Monte imporre nuove regole, con effetto immediato, rischiando di ricreare situazioni di difficoltà e depressione affettiva ed economica che la sua rinascita recente pareva avere superato consolidando un nuovo e delicato equilibrio?

Occorre certamente comunicare (con cartelli elettronici già all’altezza di Fogliaro) l’eventuale inaccessibilità -per saturazione- delle possibilità di parcheggio alla 1a Cappella e al s.Monte. Non trascurando l’accessibilità alla zona dell’hotel Campo dei Fiori.

Ma è necessario a mio avviso definire finalmente un programma complessivo organico e coordinato per l’accessibilità alla montagna dalla città, valorizzando la funicolare e integrandola con mezzi meccanici di accesso al Santuario -a partire dalla stazione a monte- come già proposto dall’Arciprete; consentendo in prospettiva -auspicabilmente ravvicinata- l’accesso veicolare privato ai soli residenti, agli addetti ai servizi, ai disabili.

La fase di transizione non può essere trascurata.

Bisogna affrontare infatti la sostenibilità dell’accesso parallelamente alle nuove provvidenze che si vogliono realizzare: alle realizzazioni possono seguire i divieti  e non viceversa.

Credo tra l’altro che il disegno dei parcheggi realizzato possa essere immediatamente riformato e integrato con l’esecuzione di piccole opere di necessario sollievo e integrazione, con maggiore attenzione alle esigenze attuali, in attesa –sottolineo- di programmi e realizzazioni di maggiore impegno.

 

 

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 agosto 2008
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