Fa rumore il “Gramsci convertito”
La rivelazione di monsignor De Magistris provoca dibattito sui giornali ma gli studiosi negano: "Non ci sono prove"
Gramsci “convertito” al cattolicesimo in punto di morte? È questo il tema su cui si stanno confrontando gli storici in queste ore, dopo le dichiarazioni di monsignor Luigi De Magistris, propenitenziere emerito del Vaticano. Secondo il religioso, Antonio Gramsci si sarebbe riavvicinato alla fede dei padri nelle ultime settimane di vita: sarebbe morto ricevendo i sacramenti e in precedenza, nel suo ultimo Natale (1936), avrebbe baciato un’immagine di Gesù Bambino portatagli, su sua richiesta, dalle suore della clinica Quisisana di Roma, dove era ricoverato in serie condizioni. Era l’unico dei degenti cui l’immaginetta non veniva portata, e chiese il perchè. In quanto ateo dichiarato e “sovversivo” comunista si supponeva che la cosa non gli interessasse. La tesi di un Gramsci riconciliato con il cattolicesimo non è nuova: già nel 1977 un’anziana suora, all’epoca dei fatti in servizio presso la Quisisana, aveva testimoniato in questo senso.
Gli storici, ovviamente, reagiscono punti sul vivo all’ipotesi di un Gramsci “convertito”. In testa i depositari del lascito gramsciano, quasi un “culto” a sé con la rete degli Istituti che portano il cognome del pensatore sardo. In coro, per primo Giuseppe Vacca, già parlamentare comunista e presidente della Fondazione Istituto Gramsci, negano con forza che dai documenti esistenti emerga alcunchè in tal senso. Questo nonostante l’importante prigionero fosse sempre seguito passo passo dalla polizia, e i rapporti affluissero regolarmente a Mussolini. Quindi risulta difficile se non impossibile parlare di una conversione dal punto di vista storico, che cerca ove possibile la conferma dei documenti scritti. Al più si potrà parlare di un riavvicinamento in extremis, comunque tutto da dimostrare. E la scena dell’immagine del Gesù Bambino ci parla più di un uomo che rifiutava di essere considerato un "diverso" da schivare e bollare che non di un devoto figlio di quella Chiesa cattolica, apostolica e romana da cui Gramsci si era allontanato in gioventù.
Monsignor De Magistris aveva rispolverato l’argomento martedì, mettndo a rumore i quotidiani, durante una conferenza stampa indetta presso la Radio Vaticana per presentare una raccolta di immagini sacre e santini da collezione. Come dire: un’abile mossa pubblicitaria.
Cosa concludere dunque sul Gramsci presunto convertito? Operazione di marketing religioso, o verità comunque secondaria dal punto di vista storico? Anche una riconciliazione con il cattolicesimo non sminuirebbe in alcun modo la figura politica di Antonio Gramsci agli occhi non solo dei superstiti comunisti, ma degli studiosi di teoria politica. Basta verificare l’ampiezza delle voci relative sulle Wikipedia in lingua straniera, in testa ovviamente quella inglese, per rendersi conto di quale impatto abbia avuto il suo pensiero in tutto l’Occidente – e in tempi ben successivi alla sua prematura dipartita.
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