“Non ci fermerà un blocco di cemento”

Il comunicato dei giovani del gruppo Telos che per mesi hanno occupato uno stabile abbandonato. Venerdì scorso la proprietà a sigillato le entrate

“Questo spazio è l’unica situazione presente sul territorio che permetta di avere delle alternative alla vita piatta e passiva che ci viene proposta dalla città in cui viviamo. Questo è l’unico spazio che consente ai ragazzi di autorganizzarsi, di costruire progetti e situazioni di socialità libere dalla logica della commercializzazione di ogni esigenza e desiderio”. Duro il commento dei ragazzi del Telos dopo l’azione da parte della proprietà dello stabile di via concorda, da mesi occupato da una trentina di giovani che si riuniscono sotto il nome di Territorio Libero Occupato Saronnese. La proprietà ha infatti sigillato le entrate e posizionato un blocco di cemento di fronte al cancello di ingresso, impedendo qualsiasi utilizzo dello stabile.

I giovani tentano quindi di spiegare meglio la propria posizione: “Il Telos non è solo uno spazio per i giovani, ma anche un modo diverso di vedere e vivere la città. Diverso, perché propone l’autorganizzazione e l’autogestione come soluzioni possibili e concrete, alternative reali e funzionanti, in quanto denuncia di ciò che avviene a Saronno come altrove. Noi siamo la linfa vitale di una nuova possibilità, di un modo diverso di vivere e fare vivere gli spazi e le città. Meglio zittirci in fretta, prima che le nostre idee possano attecchire in qualche cuore libero e possano diffondere il malcontento tra gli sfruttati e gli ultimi, i diseredati e gli invisibili: drogati, immigrati ,

anziani soli, malati psichiatrici, emarginati… Noi siamo con loro, perché tutti si meritano una vita dignitosa”.

“La differente prospettiva si evince ottimamente da come ci si è rapportati rispetto ad uno stabile abbandonato – concludono dal Telos -: noi abbiamo cercato di ridargli vita, di aprirlo, di farlo vivere. Vi abbiamo svolto moltissime attività (concerti, cineforum, spettacoli teatrali, mostre fotografiche, discussioni e dibattiti, diffusione di materiale controinformativo, murales…), e moltissimi progetti ancora stanno per arrivare (sala prove, scuola di italiano per stranieri, sistemazione dello stabile per renderlo abitabile). Loro, invece, hanno chiuso, saldato, murato… Uno luogo vivo è per loro un insulto, meglio ucciderlo prima che cresca troppo. Noi abbiamo preso uno spazio vuoto, lo abbiamo aperto e riempito, dandolo a tutti. Non abbiamo rubato nulla a nessuno, dato che a nessuno interessa niente di quel posto (la dimostrazione sono le porte murate e i cancelli saldati). Non l’abbiamo tolto a chi ne aveva bisogno, abbiamo invece liberato un pezzo di città, destinato ad una prossima speculazione e all’arricchimento ulteriore dei _ soliti noti_ , fatto come al solito distruggendo il nostro territorio, e lo abbiamo donato a tutti, con la gioia nel cuore per aver creato un progettonuovo ed aperto a tutta la comunità”.

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Pubblicato il 24 Novembre 2008
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