Quando il dialogo non può essere a punti
Allo spazio Coop un incontro sul permesso a punti organizzato da Ubuntu, l'associazione che riunisce gli stranieri a Varese. Che hanno espresso le loro preoccupazioni
Un cambio di rotta deciso,
senza mezze misure, il decreto sul permesso a punti per gli
stranieri, che è stato presentato dai senatori della Lega Nord
con un emendamento al decreto sicurezza. Un messaggio forte e chiaro,
un inequivocabile altolà a tutti coloro, italiani o stranieri,
che considerano il dialogo e il confronto irrinunciabili. E’ il
caso di chi, a Varese, si riconosce nel movimento
Ubuntu, spazio multietnico che, da due anni,
ispirandosi al pensiero del vescovo sudafricano Desmond Tutu, dà
voce e rappresentanza alle comunità di immigrati presenti sul
territorio. Partendo dal famigerato decreto, con un titolo efficace e
provocatorio, “Umanità a punti. Quale
futuro per gli stranieri in Italia”, si è
tenuto un dibattito promosso da Ubuntu allo Spazio scopriCoop di
Casbeno che, come ha ricordato Alfredo De
Bellis, presidente provinciale di Lega Coop,
“vuole continuare ad essere un luogo aperto al dibattito sui
problemi degli stranieri, come accadrà in una serie di
incontri futuri già programmati”.
Ad offrire i primi spunti
al dibattito, è intervenuto Maurizio
Fantoni Minnella, scrittore e giornalista,
assai critico verso un concetto di integrazione che sta all’opposto
di una “presenza attiva degli stranieri, capaci di
autodeterminarsi, in grado di risvegliare la coscienza critica di
immigrati ed italiani, convinti della necessità di realizzare
l’integrazione dal basso”. Anche decisi a mobilitarsi, ha
continuato Fantoni, contro una misura, come il permesso a punti, “che
ci riporta ad un clima da quiz televisivo”.
Molto preoccupato per il
clima del Paese e del territorio, l’esponente di Ubuntu, Redouane
Otky, che ha ricordato che l’idea del
permesso a punti non è che l’esito ultimo di una situazione
“in cui una vera politica di integrazione, organica e coerente,
non è mai esistita, ma si ripropone sempre una logica
dell’emergenza”. Una situazione difficile, da
affrontare con dialogo e coraggio. “Per noi Ubuntu significa
speranza, opportunità di scambio e intercultura, volontà
di cambiare le cose in meglio”.
Da Samir
Barudi, portavoce della comunità
islamica varesina, è giunta una ferma protesta contro il clima
di intolleranza che si sta rapidamente diffondendo. Un pericoloso
vicolo cieco che ha toccato il punto più alto a Gallarate, con
l’episodio del furgone parcheggiato per impedire la preghiera degli
islamici. Episodio stigmatizzato anche dal consigliere comunale
varesino Pdci, Pippo Pitarresi,
che ha citato le parole del Pontefice come esempio di atteggiamento
positivo e conciliante. Da parte sua, Rocco
Cordì, esponente di “Un’altra
Lombardia”, ha contestato il corto circuito straniero-clandestino,
poi ridotto a mera questione di ordine pubblico.
A conclusione è
intervenuto Dieng Thierry,
tra i protagonisti di Ubuntu, che ha parlato di un clima
caratterizzato da un pericoloso “deficit di umanità”, in
cui l’integrazione deve essere realizzata dagli stessi stranieri,
partendo dall’incontro tra loro e le loro culture, come è
avvenuto dentro Ubuntu. Un passaggio fondamentale, in un’epoca
globale, che si riassume nella figura di un “uomo globale” come
Barack Obama, il nuovo presidente Usa che ha spazzato il campo da
logori luoghi comuni e retrograde visioni del mondo.
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