«Saviano deve lasciare l’Italia: non sappiamo proteggerlo»
Intervista al regista Mario Gelardi che ha lavorato all'adattamento teatrale del best seller Gomorra
Se "Gomorra" è un libro fatto di storie, il teatro non poteva che essere una delle forme espressive migliori per trasmettere il suo messaggio. Non sorprende, allora, scoprire che proprio Roberto Saviano, insieme all’amico e regista Mario Gelardi, ha lavorato all’adattamento teatrale del testo ancor prima della pubblicazione del discusso best seller. Così, tra colonne di cemento e sacchi di terra, la versione teatrale di Gomorra sta ottenendo successo in tutti i teatri d’Italia. Passerà anche al Teatro Condominio Vittorio Gassman, il 22 e 23 novembre. Per l’occasione abbiamo parlato proprio con Mario Gelardi, che ci ha detto la sua sullo spettacolo, sulle recenti dichiarazioni di Saviano e sulle relazioni della Camorra con il nord Italia.
Gelardi, come ha trasformato Gomorra in uno spettacolo teatrale?
«Io e Roberto (Saviano ndr) abbiamo iniziato a lavorare al testo teatrale prima ancora della pubblicazione di Gomorra. La scelta è stata quella di selezionare dei personaggi, alcune storie particolari. Poi abbiamo aggiunto il personaggio di Roberto stesso, che nel libro non c’è. Così ho potuto raccontare come ha scoperto queste vicende, descrivere i riflessi delle sue scoperte sulla sua personalità».
Dopo aver seguito il lavoro di Saviano così da vicino, qual è la sua idea sul potere di un libro? Gomorra sta cambiando qualcuno?
«Il libro senza dubbio ha smosso le coscienze, in questi due anni ha riacceso l’attenzione e la sensibilità nei confronti di queste tematiche. Il teatro, in più, ha la magia di farlo ogni sera. Ed è quello che stiamo vedendo in questi giorni, con il pubblico che vuole incontrarci e parlare con noi dopo gli spettacoli. Gli incontri con le scuole si moltiplicano. La gente ha voglia di sapere e di capire».
Recentemente Saviano ha dichiarato di voler lasciare l’Italia. Lei cosa ne pensa?
«Fa benissimo, deve andare via. Credo sia immorale chiedere a Roberto di rimanere. Sia da amico sia da cittadino non me la sento di trattenerlo qui, perché mi sembra evidente che non siamo in grado di proteggerlo. Le stragi che stanno accadendo in questi giorni, nel mio paese, sono segno dell’incapacità di stabilire la legalità».
Lo spettacolo teatrale toccherà tutta Italia. Una conferma del messaggio di Gomorra: la mafia non è solo un problema del Sud…
«Esattamente, Roberto ci ha fatto capire che il Sistema è una rete globale, che non coinvolge solo il sud Italia. Anzi, anche il Nord è profondamente toccato dal sistema, perché i capitali e i poteri sono in regioni come la Lombardia, più che in quelle del Sud».
Se Roberto Saviano prova ad accendere le coscienze scrivendo, Lei lo fa con il teatro. Come sta il teatro civile oggi?
«Credo che per il teatro civile sia iniziata una nuova era, forte e vitale. Anzi, proprio grazie al teatro civile sta emergendo un meridione che ha voglia di denunciare. L’importante è che i gestori dei teatri e i giornalisti capiscano che c’è un nuovo modo di far teatro. Forse più difficile, sappiamo cosa viene proposto oggi al pubblico, ma altrettanto vivo e necessario».
VareseNews e la Fondazione Culturale di Gallarate stanno sostenendo l’appuntamento con Gomorra. Prenotando il biglietto sul nostro giornale beneficerete di uno sconto. Qui trovate ulteriori dettagli.
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