Suicidio alla Comunità protetta di Villa Maria

Un paziente di 31 anni della comunità residenziale per pazienti affetti da patologie psichiatriche si è tolto la vita lanciandosi dalla finestra del secondo piano

Tragico episodio ieri mattina nella Comunità Protetta di Villa Maria a Luino, una struttura residenziale che accoglie pazienti affetti da patologie psichiatriche promuovendone il reinserimento sociale o comunque il raggiungimento di un maggior livello di autonomia.

Intorno a mezzogiorno, un paziente di 31 anni, residente nella struttura da una decina di giorni, si è buttato dalla finestra della stanza al secondo piano che condivideva con un altro ospite.

Ignote le cause dell’insano gesto: solo pochi istanti prima il paziente aveva salutato tranquillamente il suo compagno di stanza che era sceso al piano terra dell’edificio.

Impotente testimone dell’accaduto, un giardiniere intento a potare un albero, che ha raccontato di aver visto il trentenne urlare qualche frase prima di lanciarsi nel vuoto.


Immediato l’intervento dell’automedica. Il paziente è stato trasportato nel Pronto Soccorso di Luino dove è stato stabilizzato. A causa dei gravi traumi riportati, soprattutto al cranio, al bacino e alla colonna vertebrale, si è deciso per il trasferimento in eliambulanza al Pronto Soccorso del Circolo. Il ferito è deceduto poco dopo il suo arrivo a Varese, intorno alle 16.30.


«Sono molto dispiaciuto di quanto accaduto al nostro paziente. – ha commentato il dott. Isidoro Cioffi, direttore dell’U.O. di Psichiatria I, cui afferisce la Comunità Protetta di Villa Maria –  Si è trattato di un episodio repentino e imprevedibile che ci ha lasciato molto scossi. Il soggiorno in strutture come Villa Maria è pensato per pazienti psichiatrici che non necessitano di ricovero in reparto, ma che anzi presentano ampie possibilità di costruirsi una propria autonomia, seppur parziale. Imparano a gestire i propri risparmi, ad usare elettrodomestici e apprendono regole comunitarie e sociali (come l’igiene personale e il riordino dell’ambiente personale e comunitario). Per far questo la Comunità fornisce interventi in collaborazione con la famiglia dei pazienti e con altre agenzie sociali in previsione della futura dimissione del paziente stesso. Non può quindi risultare troppo oppressiva, per il bene stesso dei pazienti».

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Pubblicato il 09 Dicembre 2008
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