In commissione si esamina la variante per l’area Nord
Perplessità e qualche punta polemica dalle opposizioni per una questione assai tecnica, ma di grande rilievo. Rosa: "La Porta di Malpensa non c'è più"
Perplessità sugli obiettivi, dubbi sul metodo, quasi un pudore nell’assumersi una decisione di grande peso, e una certa tendenza a saltare alle conclusioni. Questi gli ingredienti della seconda seduta di commissione ambiente e territorio dedicata all’esame della variante urbanistica alle norme tecniche di attuazione del vogente piano regolatore, relativa all’area del considdetto "centro direzionale", intorno alla stazione Nord. Uno step propedeutico al grande progetto edilizio emerso la scorsa estate. La delibera si rende necessaria per isolare e definire le aree che sono oggetto dell’intenzione di intervenire manifestata dalla Tecnocovering attraverso il progetto affidato all’ingegner Leoncini e all’architetto Moretti e le acquisizioni dei terreni necessari.
La questione è tecnicamente molto complessa. Venerdì in consiglio non andrà il progetto in sè, ma la variante di cui sopra, che servirebbe fra l’altro, spiegava il vicesindaco Giampiero Reguzzoni, a recepire i cambiamenti normativi intervenuti negli ultimi anni (testo unico sull’edilizia, legge regionale per il governo del territorio), gli standard urbanistici correti, e il nuovo concetto di struttura commerciale unitaria, mix di media distribuzione e esercizi per la vendita al dettaglio. Va anche detto che per una vera e propria variante di PRG è stata fatta richiesta in Regione e la misura passerà comunque in consiglio.
«Una maggioranza lenta a produrre, ma molto rapida nei "colpi di spugna" su progetti e studi passati (Cerutti, Mario Botta… ndr), che il nuovo piano va a snaturare» punzecchiava per il PD Mariella Pecchini. «Un progetto che congestiona l’area interessata, tutte le rotatorie previste (undici) non credo che riusciranno agestire il traffico generato» l’osservazione di Checco Lattuada per AN. «Non è la prima volta che a Busto si toglie un sedime ferrovario: negli anni Venti si fece con la linea ferroviaria Busto-Gallarate e si aprì il viale della Gloria che è un asse portante a tutt’oggi». Il timore, condiviso dall’altra parte dello spettro politico da Corrado (Rifondazione Comunista), è che il traffico generato da un cinema multisala e dall’area commerciale, anche con un posteggio in autosilo da 1500 posti risulti ingestibile: ed è stato fatto notare che altrove (Gallarate, Cerro Maggiore) queste strutture si posizionano in periferia, non in mezzo alla città. Corrado si è preoccupato anche dei possibili riflessi sulle sale cinematografiche bustesi, chiedendo di discuterne anche in commissione Cultura; più in generale ha chiesto un rinvio della discussione della variante in consiglio comunale, prevista per venerdì sera. Ad ogni modo allo stato attuale il progetto, per quanto articolato, è da considerarsi «un’ipotesi sulla base di presupposti non ancora sanciti dall’amministrazione»: così il dirigente del settore urbanistica, arch. Brugnoni.
L’ex sindaco Luigi Rosa (Busto Civitas) ha chiesto un esame nel merito tecnico del provvedimento in discussione (la variante), chiedendo ed ottenendo dal vicesindaco Reguzzoni chiarimenti su una serie di punti. Tra questi un’ipotesi di riperimetrazione dei cosiddetti sub-ambiti (che passerrebbero da 4 a 2, di cui uno "dedicato" al progetto) dell’area ricompresa nel piano attuativo per il centro direzionale. Termine, quest’ultimo, che Rosa chiederà ironicamente di sostituire con "polo commerciale" dati gli esiti previsti: «la Porta di Malpensa che volevamo non c’è più».
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