“La strada di Levi” per non dimenticare l’Olocausto
Venerdì 16 gennaio alle 20,45 presso il centro diurno di via Toti, proiezione gratuita del film di Davide Ferrario. Un viaggio nell'Europa che lo scrittore torinese attraversò da sopravvissuto ad Auschwitz
Si avvicina l’appuntamento annuale con la Giornata della Memoria, dedicata al ricordo degli orrori dell’Olocausto nazista. Una tragedia immane che si abbattè prima di tutto sugli ebrei di tutta Europa (quasi sei milioni gli assassinati, uomini, donne e bambini), ma anche sui Rom, sui partigiani di ogni Paese, su democratici, religiosi, comunisti, slavi, disabili e malati mentali, e le mille altre categorie odiate e perseguitate dal più maligno regime della storia dell’Occidente europeo.
Per non dimenticare, il Comune di Gorla Maggiore propone un importante film-documentario venerdì 16 gennaio 2009 dalle ore 20.45 presso il Centro Diurno Integrato, Sala Conferenze "Luigi Carnelli" (Via Toti, 5), con ingresso gratuito. Nell’ambito della prima edizione della rassegna cinematografica "Traiettorie – Cinema in Viaggio" sarà proiettato "La strada di Levi" di Davide Ferrario, che ripercorre l’itinerario compiuto da Primo Levi, liberato da Auschwitz, per rientrare in patria dopo essere sopravvissuto al lager. E dunque Polonia, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Romania, Ungheria, Slovacchia, Austria, Germania (Baviera), di nuovo Austria, fino al Brennero, Verona e la natia Torino. Seimila chilometri, dieci mesi di viaggio tra il 1945 e il 1946 su treni traballanti, ferrovie devastate, campi profughi che ospitano un’umanità travolta, ricca solo di speranza: le tappe di una "riemersione" alla luce dell’umanità dopo gli abissi delle tenebre naziste, descritte nel libro "La tregua".
"La strada di Levi" è un’idea che il regista ha avuto con lo scrittore Marco Belpoliti e messo in pratica nel 2005, con un’esperienza "on the road" nel cuore del continente europeo. L’anno successivo, all’uscita, la pellicola si è presto imposta come un piccolo "classico" delle manifestazioni della memoria. Girato interamente con piccole minicamere digitali, il film mostra Paesi che ancora faticano a liberarsi dai fantasmi della lunga dominazione sovietica e inseguono, più che il sogno europeo, quello americano, e in cui le tracce degli orrori nazisti sono tutt’altro che cancellate dal passare dei decenni. Vivono nei ricordi di chi c’era, nei resti dei campi della morte, in una mentalità che ha solo lentamente fa i conti con gli aspetti più bui di un passato ambiguo e totalitario.
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