Bancarotta fraudolenta, due arresti
Accumulare ingenti passivita’ e passavano beni ad altre società di loro pertinenza
Bancarotta fraudolenta scoperta dalla compagnia della guardia di finanza di busto arsizio. arrestati due responsabili.
A seguito della dichiarazione di fallimento di un’impresa meccanica, operante della zona di Vigevano, che aveva trasferito la sede legale a busto arsizio nello studio di un commercialista, le fiamme gialle bustesi, su delega della locale procura della repubblica , hanno iniziato approfonditi accertamenti volti a chiarire le cause del dissesto dell’azienda, che apparivano sospette.
Le verifiche investigative, partite dalla relazione del curatore fallimentare, hanno consentito di dimostrare che lo stato d’insolvenza della societa’ non era imputabile a cause fisiologiche, bensi’ alla precisa volonta’ degli amministratori della stessa, che avevano programmato la distrazione del patrimonio aziendale, preordinando , altresi’, la frode ai creditori.
Lo stratagemma, architettato dagli artefici della bancarotta, consisteva, in una prima fase, nell’accumulare ingenti passivita’ e, successivamente, nel sottrarre i beni e le attrezzature aziendali, attraverso la loro locazione ad un’altra societa’, riconducibile agli stessi amministratori della prima, che, in questo modo, continuavano ad esercitare l’attivita’.
Il passo successivo era quello di far fallire la prima societa’, acquistandone cio’ che rimaneva nel corso della procedura concorsuale.
Il meccanismo descritto si ripeteva, con modalita’ analoghe, a distanza di qualche anno, dopo che la nuova societa’ si era a sua volta indebitata in modo premeditato.
Il danno principale della manovra fraudolenta ricadeva sulle finanze dello stato , in quanto le aziende, portate artatamente al fallimento , presentavano macroscopiche passivita’ correlabili a debiti tributari, nonche’ ai contributi dovuti all’inps ed all’inail, commisurati alle prestazione lavorative del personale dipendente.
In termini piu’ espliciti, le imprese fallite presentavano regolarmente le dichiarazioni fiscali e pagavano normalmente le retribuzioni al personale; non seguiva, pero’, il versamento delle imposte e degli oneri previdenziali ed assistenziali maturati.
Nel corso degli anni, il debito nei confronti dell’erario era arrivato a 4.800.000 euro, mentre i debiti verso gli enti di previdenza a 2.600.000 euro.
L’artificioso progetto fraudolento e’ stato puntualmente ricostruito dagli investigatori, consentendo all’a.g. Inquirente di spiccare due ordinanze di custodia cautelare, una in carcere ed una domiciliare, nei confronti dei principali responsabili, eseguite dai finanzieri di busto arsizio nello scorso mese di dicembre.
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