I rifugiati a Varese, 200 vite salvate in questi anni

Via Pola e la caritas, una storia lunga 8 anni tra mille difficoltà

La casa di via Pola accoglie persone che, fuggite da situazioni di pericolo, si presentano in Italia chiedendo asilo politico. La loro pratica viene esaminata da una commissione, nel frattempo lo Stato garantisce un alloggio e una paga di 10 euro la settimana per sei mesi, durante i quali è vietato lavorare (nella foto, i vigili chiudono i cancelli).

Il centro di via Pola, a Varese, ha aperto i battenti nel 2001, grazie al volontariato della Caritas. In provincia di Varese, è impegnato su questo fronte anche il Comitato Italiano Rifugiati (Cir). Prima, gli asilanti, che a Malpensa arrivano a ondate, erano gestiti dalla questura con grande affanno e dispendio di risorse. Nel 2000 furono perfino segnalati casi di rifugiati che dormivano all’aperto.

Nel 2003 e 2004 Caritas tenne aperta la casa con finanziamenti regionali e con l’otto per mille della chiesa cattolica. Nel 2005 il comune aderì al progetto e chiese i finanziamenti. I tempi medi di attesa per lo status di rifugiato sono di sei otto mesi. A Varese, un asilante è stato ospitato, però, anche per un anno e mezzo.

La casa è di proprietà della Fondazione Molina. Il finanziamento è del Ministero dell’Interno, il comune ne beneficia e ogni anno approva il progetto con una delibera. L’appalto è affidato alla cooperativa Querce di Mamre, che fa capo alla Caritas Ambrosiana. Dal 2001 il centro ha accolto oltre 200 persone

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Pubblicato il 05 Febbraio 2009
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