“Medici e stranieri: ieri si è consumata una brutta pagina”

Intervento del Senatore del Partito Democratico sull'emendamento presentato dalla Lega Nord

Intervento del Senatore del Partito Democratico sull’emendamento presentato dalla Lega Nord che sollevava il medico dall’obbligo di denuncia del paziente immigrato illegale, eccetto che nei casi in cui era previsto l’obbligo di referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.

Ieri, nell’Aula del Senato, si è consumata una brutta pagina, sia per quanto riguarda l’Italia repubblicana, sia, in modo più circoscritto, per quelle dinamiche che sottostanno alle logiche parlamentari. Ed è superfluo notare che i due diversi aspetti costituiscano, in realtà, le due facce di una stessa medaglia.
Mi riferisco, naturalmente, all’emendamento presentato dalla Lega Nord (39.306), e passato coi voti dell’intera maggioranza, volto a sopprimere il comma 5 dell’articolo 35 del decreto legislativo n. 286/1998 che sollevava il medico dall’obbligo di denuncia del paziente immigrato illegale, eccetto che nei casi in cui era previsto l’obbligo di referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.
Prim’ancora che al comune buon senso e a un’analisi sui presupposti e le conseguenze, mi preme sottolineare una considerazione politica: perché non so se, fuori dalla coesione esibita del voto palese, usufruendo cioè del voto segreto, l’emendamento sarebbe passato, o quanto meno con lo stesso numero di adesioni.
È strano osservare la lunga pletora di cattolici osservanti appartenenti al Centrodestra, e pronti a scendere in piazza per il Family Day (quasi che la famiglia fosse un’opportuna da esibire più che un bene da preservare) insorgere su tutti i temi cosiddetti eticamente sensibili, ma trascurare palesemente, come ieri è avvenuto, le più elementari norme della convivenza civile e della carità cristiana.
Non sta a me giudicare l’operato della Chiesa di Ratzinger: tuttavia, insieme con Beppe Severgnini (Corsera, 5 febbraio u.s.) e a tanti altri, da credente e da uomo della strada, mi limito a osservare di essere rimasto colpito che il perdono ai vescovi lefebvriani sia stato annunciato in concomitanza del Giorno della memoria (a fronte, com’è noto ampiamente, delle dichiarazioni negazioniste del cardinale Williamson) e nel quarantennale dell’annuncio del Concilio Vaticano II che, come tutti sanno, fra le perplessità risorgenti di alcuni e l’incondizionata adesione di altri, provò, non tanto a fornire risposte, quanto a porre le giuste domande, sembrate o divenute ormai obsolete, nel rapido cambiamento di una società in cammino come fu quella uscita dal conflitto e affacciatasi nell’era del boom economico.
Mi chiedo, rispetto al celebre e indimenticato invito di papa Roncalli di portare una carezza ai propri bambini, a chi i signori della Lega e del Centrodestra vogliano prestare soccorso e in nome di cosa.
Forte della disciplina di coalizione, la Lega, sempre brava a percorrere le strade di un populismo quanto meno discutibile se non becero, ha creduto così di aver posto un argine al problema della sicurezza, innalzando un muro per non vedere quella realtà che, cacciata dagli studi medici (si passerà, cioè, dal medico zelante al medico delatore…) e dalle nostre case, rientra puntualmente dalla finestra dei telegiornali.
Un problema come la sicurezza è naturalmente problema complesso: e il Centrodestra si starà interrogando già da tempo su quanto sia pericoloso strumentalizzare elettoralmente certi temi che rispondono, prim’ancora che al legislatore e al manganello di chi dovrebbe o vorrebbe sopprimere, al tipo di società e al cambiamento in atto che i cittadini si trovano a vivere sulla propria pelle.
Senza un progetto a lungo termine e di ampio respiro sulla convivenza e i modelli integrativi – l’unica polizza assicurativa che la società è in grado di stipulare per salvaguardarsi – non vi può essere inversione di rotta: lo sa bene il sindaco di Roma Gianni Alemanno che, dalla scorsa estate fino ai giorni passati, si è trovato a dover assistere a una escalation di stupri e violenze. Aumentare virtualmente la potenza di fuoco senza operare in modo deciso e con una ragionevole flessibilità sul territorio, non credo che possa portare a grandi successi.
Ho più volte auspicato che il dettato dell’articolo 1 della nostra Costituzione possa in futuro recitare che l’Italia è un Paese fondato sulla dignità della persona, prim’ancora che sul bene del lavoro.
Quanto è avvenuto, con l’approvazione del suddetto emendamento, va in direzione contraria, col rischio che si creino altre e più cospicue forme di emarginazione, che in una società sempre più ghettizzata, non potranno che condurre a nuove forme di sommerso sociale, a una sanità parallela, nonché a pericolosi problemi di profilassi igienico-sanitaria.
Un conto è disegnare una mappa, un altro conto è tracciare un percorso all’interno di essa che sia in grado di toccarne i punti nodali. Finché si governa perché l’analogo pervenga alla coincidenza si perde d’occhio il valore d’insieme: la «società a coriandoli», di cui parlava il sociologo Giuseppe De Rita, produce diversi carnevali, ma pochi autoritratti.
Il problema, di fronte alla mappa della sicurezza e ai possibili percorsi tracciabili è che l’estremo giunga alla sintesi: non posso non riandare con la mente all’invito di papa Giovanni XXIII ed  esprimere tutta la mia solidarietà con quanti, spesso a fronte di enormi difficoltà in cui si trovano a operare e a espletare le loro mansioni mediche e paramediche, restano tuttavia ancora convinti che, a prescindere dalla razza, dal censo e dalle appartenenze sociali, chi salva una vita salva il mondo intero.

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Pubblicato il 06 Febbraio 2009
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