Servizi sociali, le “ricette” dell’assessore Crespi
No alla proposta del PD di venti alloggi a canone sociale per giovani: si amplierà la partecipazione al Fondo sostegno affitti della Regione. No all'assistenza cronica, uso dei voucher, servizi a pagamento sia pur minimo, famiglia come pilastro dell'assistenza
In commissione servizi sociali, in attesa che si riunisca quella temporanea sulla crisi voluta dal consiglio comunale, si è presentato oggi annunciando le linee guida della sua politica il nuovo assessore alla partita Mario Crespi. «Realtà durissime» quelle con cui si sta confrontando, ammette l’avvocato Crespi, «una giornata a ricevere in assessorato è ben più dura psicologicamente che una passata ad occuparsi di cause da tribunale». Idee incardinate in una visione politica quelle di Crespi: no alla cronicizzazione dell’assistenza, preferenza data al sistema dei voucher, più finalizzato, rispetto a bonus in denaro di dubbio impiego da parte dei beneficiari, e adatto all’uso in un sistema coordinato con il terzo e quarto settore (onlus, privato sociale, volontariato); servizi a pagamento, anche solo parziale, ma mai del tutto gratuiti – la tesi è quella per cui di ciò che è gratuito non si riconosce il valore; la famiglia come pilastro («meglio l’anziano assistito in casa che ricoverato nelle strutture»); una menzione speciale per le realtà a sfondo religioso «che obiettivamente fanno tantissimo in città». No, infine, alla locuzione "nuove povertà" cui l’assessore preferisce "adulti in difficoltà". La povertà forse stona a Busto Arsizio, «e parliamo più che altro di situazioni borderline». Infine, un accenno al prossimo Piano di Zona dei servizi sociali da definire e in cui dovrà rientrare, così Crespi, tutta l’offerta sul territorio, per evitare inefficienze e sovrapposizioni.
La verità è che il piatto piange, tanto per cambiare. Non solo quello dei poveri e assistiti, ma anche quello del Comune. Le risorse ci sarebbero anche, ma la spesa è ingessata da molte imposizioni normative, questa la diagnosi, e va tenuto conto che il solo settore dei soggetti sotto tutela presso strutture varie, come dirà Crespi, assorbirà per i primi sei mesi del 2009 più di un milione di euro, la parte del leone del bilancio dei servizi sociali. Anche Aler è sempre sotto pressione, le sue 500 abitazioni tutte impegnate o richieste, o eventualmente destinate a veri casi di emergenza; da qui il no dell’assessore alla proposta del PD alla commissione, di cui si è fatta relatrice Mariella Pecchini, di destinare venti alloggi a canone sociale a giovani, per garantirne l’indipendenza dal nucleo familiare. «Fattibilità nulla» per Crespi, che rilancia offrendo un aumento della partecipazione comunale al Fondo Sostegno Affitti promosso e in massima parte finanziato dalla Regione Lombardia.
La barca del pubblico è piena, insomma, e si caldeggia l’uso di salvagente per tenere a galla i naufraghi nel mare tempestoso del mercato. Aggiungendo opportuni meccanismi e requisiti locali a quelli reddituali già previsti dal Fondo si potrebbe trovare il modo di favorire i giovani – con misura perchè l’assessore, come dirà, non intende andare ad alterare le dinamiche di mercati già colpiti pesantemente dalla crisi. Da alcuni commissari – particolarmente Cislaghi (gruppo misto) , ma anche Fraschini (FI) e Berteotti (PD) – è venuto un pressante invito a stringere le maglie dei controlli sulle dichiarazioni relative alle fasce ISEE (reddito): il sospetto è che in molti tuttora occupino case Aler e/o usufruiscano di servizi comunali a costo minimo senza averne titolo. Per Crespi, sulla base della sua fresca esperienza il problema è un altro: la morosità bella e buona degli inquilini. La scorsa primavera eravamo a quota 750.000 euro di arretrati che si sta man mano recuperando («ad una straniera con un arretrato da 1800 euro ha mandato i soldi la famiglia dall’estero, il contrario di quel che succede di solito»), e non mancano i decreti di decadenza per i "furbi" di turno.
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