Le scuole dell’infanzia private battono cassa
I rappresentanti degli istituti privati hanno incontrato esponenti delle istituzioni locali e politici nazionali per chiedere fondi e sostegno
Le scuole private dell’Infanzia alzano la voce. Le contestazioni, i problemi, le polemiche sollevati con i tagli alla scuola voluti dal ministro Tremonti, hanno avuto ampia eco anche nel mondo delle scuole materne private, spesso preziose risorse nei territorio.In un recente incontro tra gli esponenti dell’AVASM-FISM ( l’associaizone provinciale che raccoglie molte realtà private) e alcuni rappresentanti delle istituzioni locali ed esponenti politici
«Le scuole FISM – ha ricordato il presidente Rolandi – rivestono un ruolo importante nella nostra società. Le scuole FISM sono un’importante realtà in Italia, in special modo al nord, in Lombardia. La situazione attuale delle scuole è assai precaria. Il problema di fondo che le scuole materne FISM incontrano è che, pur avendo raggiunto la parità scolastica a livello legislativo, questa parità resta di fatto solo formale».
Dopo aver ricordato le profonde innovazioni che hanno vissuto queste scuole materne, un tempo per la gran parte di istituzione e gestione religiosa, il presidente ha snocciolato qualche numero: « Nella sola città di Varese i bambini che frequentano scuole dell’infanzia FISM sono circa 1300. Attualmente i presidenti delle scuole materne si trovano ad affrontare gravi deficit ed anche gli enti locali hanno una parte di responsabilità in questa situazione, infatti il servizio che le scuole offrono alla società è un servizio di qualità e come servizio va sostenuto. Il taglio dei fondi di circa 134 milioni di euro previsto in finanziaria negli scorsi mesi a discapito delle scuole FISM è stato successivamente reintegrato con 120 milioni di euro da parte del Senato, ma ancora resta da chiarire chi ne saranno i beneficiari. L’intervento a favore delle scuole dell’infanzia FISM non è certamente equiparabili ai licei privati, ad esempio. Fondamentale sarebbe inoltre che una volta stanziati i contributi si trovasse un meccanismo per usufruirne in tempi ragionevoli»
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