Una norma nel decreto sicurezza impedisce ai clandestini il ricoscimento dei figli, che sarebbero diritti e senza cittadinanza
Il reato di clandestinità e le norme sulla denuncia dei clandestini da parte dei medici sono «inaccettabili». Cento deputati del Pdl, capitanati da Alessandra Mussolini (cui si è aggiunto in un secondo momento l’onorevole Gaetano Pecorella), hanno chiesto al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di porre la fiducia sul ddl che riguarda la sicurezza. Il gruppo parlamentare si è dissociato e Umberto Bossi ha detto che non si cambia nulla.
Alessandra Mussolini e gli altri, sono in disaccordo, in particolare, sulla norma che renderebbe in pratica obbligatoria la denuncia dei clandestini, per medici e insegnanti. Ma c’è dell’altro. Una serie di appelli umanitari, oggi, hanno rivelato un’altra norma che desta la preoccupazione di ampi settori della società civile.
Le associazioni umanitarie e cattoliche sono in rivolta. “La norma – dicono ad esempio i Giuristi per l’immigrazione (Asgi) – impedisce agli immigrati di registrare all’anagrafe i propri figli, minaccia di lasciare senza identità migliaia bambini in questo modo invisibili alla legge, neonati sottratti a ogni controllo di legalità e sconosciuti all’anagrafe”.
L’articolo oggetto della rivolta è il 45 (comma 1, lettera f) del disegno di legge in discussione. Tale articolo propone la modifica del “testo unico sulla disciplina dell’immigrazione e delle norme sulla condizione dello straniero” nel punto in cui si elencano i provvedimenti di interesse dello straniero per i quali non è necessario presentare determinati documenti, tra i quali appunto il permesso di soggiorno. Nella modifica proposta scompaiono infatti, tra i provvedimenti che si possono avere pur essendo clandestini, “i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile”, tra i quali c’è la cittadinanza.
A rispondere alle accuse è il sottosegretario Alfredo Mantovano, «Nel disegno di legge sulla sicurezza non c’è alcun divieto di iscrizione all’anagrafe per i figli dei clandestini – ha dichiarato il sottosegretario all’Interno, – nessun articolo e nessun comma gli inibisce di dichiarare la nascita di un figlio», salvo ammettere successivamente che «l’equivoco sorge dalla eliminazione, effettuata dalla nuova norma, del riferimento agli atti dello stato civile. L’esame alla Camera permetterà in ogni caso di chiarire la questione oltre ogni dubbio». Sembra quindi una dichiarazione d’intenti, da parte del governo, di vigilare sul percorso legislativo del provvedimento.
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