“La scuola che boccia è da bocciare? Analisi troppo semplice”

Alla vigilia degli esami per recuperare i debiti, si riapre il dibattito sulla raccomandazione dell'Ocse che invita i docenti a non bocciare. Un invito che il preside Fabricatore raccoglie con qualche distinguo

Bocciare fa male al morale dello studente e all’intera società. Lo afferma l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) secondo la quale «bocciare gli studenti è dannoso, non serve per recuperare quanto non si è studiato e penalizza maggiormente i ragazzi in difficoltà».

Sembra quasi paradossale che l’Organizzazione, che da tempo boccia la scuola nostrana mettendola agli ultimi posti della graduatoria mondiale, ci inviti a rivedere il sistema di valutazione, proprio ora che il Ministro Gelmini ha inaugurato la stagione della severità.

« Bocciare non porta mai a un miglioramento – commenta Vittorio Fabricatore, preside del liceo linguistico e psicopedagogico di Varese da anni impegnato nelle analisi sulla qualità dell’insegnamento italiano – Non si pensi, però, che il problema stia nei giudizi finali. La scuola ha bisogno di migliorare, nei contenuti, nell’approccio, nell’offerta. D’altra parte, però, le famiglie e gli studenti dovrebbero dare più credito all’istituzione: se un ragazzo non crede nella scuola e non le dà fiducia, è impossibile motivarlo…Esiste il diritto allo studio che, però, è anche un dovere».

La crisi del modello formativo, dunque, è reale ma le formule per migliorarlo non sono né semplici né immediate: « Considerate gli studenti cinesi. Per loro andare a scuola è una grande occasione di emancipazione sociale. Da noi non è così: spesso i ragazzi sono demotivati. D’altra parte, però, la scuola si deve interrogare se il modello che offre sia ancora adeguato a incontrare le aspettative di questi ragazzi. Occorre una profonda riflessione che parta da un sistema oggettivo e generale di valutazione dei risultati per arrivare al singolo docente che si metta in discussione. Il sistema si deve interrogare sui suoi strumenti, sui contenuti delle discipline, sulle modalità della didattica sul sistema di formazione le classi».

L’Istituto dell’Invalsi può essere considerato uno strumento di miglioramento?
« Indubbiamente è un primo passo ma non basta. La rilevazione degli apprendimenti non può essere considerato un sistema di valutazione. Occorrono operazioni più organiche. La scuola sarebbe anche pronta a mettersi in discussione ma non ci sono gli strumenti. Oggi, il gruppo di valutatori è troppo esiguo e mancano i mezzi adeguati».

La nostra provincia, con un tasso di bocciatura del 1,9% alle elementari, del 3,26% alle medie e del 14% alle superiori, è dunque da bocciare?
« La nostra regione e questa provincia si collocano in posizioni nettamente diverse rispetto al quadro nazionale. La qualità dell’insegnamento in Lombardia è a livelli eccellenti, tra i migliori al mondo, dopo Corea e Finlandia». 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 22 Agosto 2011
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