«Non abbattete la Cà Bianca», la progettò Gambini
Anche l'architetto Torresan scende in campo in difesa dell'edificio che rischia la demolizione. Gambini ha lasciato molti segni nel liberty bustocco tra cui i Molini Marzoli Massari
Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviataci dall’architetto Paolo Torresan in difesa della Cà Bianca all’angolo tra via Pisacane e via Biancardi. A quanto già detto dal suo collega Giovanni Ferrario in un precedente appello e dopo la raccolta firme lanciata anche da Legambiente, si aggiunge un nuovo tassello alla storia di questo edificio. A realizzarne il progetto, infatti, fu Silvio Gambini, l’architetto che ha realizzato i Molini Marzoli Massari oggi considerato cuore pulsante della città di Busto in quanto sede di numerose attività pubbliche.
Continua inesorabile a Busto Arsizio la demolizione di edifici che hanno caratterizzato l’epoca d’oro dell’industria tessile bustese. L’edificio, la “casa bianca” non è un edificio qualunque: è un bel progetto dell’Architetto Silvio Gambini, costruita nel 1939 per conto dei signori Della Canonica – Genellina.
Esistono disegni nell’Archivio Comunale. Scriteriatamente (o forse involontariamente) questa Amministrazione Comunale ha rilasciato in data 30.09.2011 permesso di demolizione con DIA 112/11 senza tener conto che l’edificio è progettato di uno dei più noti e stimati Architetti della zona del secolo scorso, e che la facciata è gradevole stile liberty.
Inoltre, ed è questo il caso, ai sensi del vigente art. 38 del Regolamento Edilizio di Busto Arsizio “[…] se nel demolire o nel rimaneggiare un edificio si venisse a scoprire qualche parte di costruzione o avanzo di opera che abbia pregio artistico o storico, oltre che osservare gli obblighi di legge in materia, si deve dare immediatamente avviso al competente ufficio comunale che ordinerà gli opportuni provvedimenti”.
Senza vietare la maggiore edificazione consentita dal PRG attuale è possibile un progetto che conservi facciata e corpo edilizio e preveda un ampliamento a completare il lotto, con il massimo rispetto e stima per gli 800 firmatari della petizione per salvare la “Cà Bianca”.
Si salvi finchè si può …
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