Il testamento spirituale di Don Isidoro Meschi

Esce per Edizioni Paoline la biografia di “un prete felice” scritto da Cristina Tessaro

Don Isidoro Meschi, prete bustocco fondatore del centro di recupero per tossicodipendenti Marco Riva e scomparso nel 1991, torna protagonista in una biografia a lui dedicata e scritta da Cristina Tessaro: “Don Isidoro Meschi: un prete feliceedizioni Paoline. Morto all’età d 46 anni per mano di uno psicolabile, don Isidoro lascia un testamento spirituale che si può leggere su www.donisidoro.org.

Cristina Tessaro, cosa l’ha colpita della vita di don Isidoro?
«La sua straordinaria personalità, la coerenza estrema con i valori che professava fino al punto di essere capace di dare la vita, sia nell’atto estremo di accogliere il suo assassino, sia nella quotidianità, arrivando a rinnegare perfino i bisogni essenziali pur di arrivare da chiunque avesse bisogno di lui. Mi ha colpito anche la sua straordinaria intelligenza, che si è fatta profezia nella capacità di cogliere bisogni e di segnalare mali e rischi che sono puntualmente emersi: infatti i suoi editoriali pubblicati su “Luce” sono del tutto attuali, benché siano stati scritti trent’anni fa e si riferiscano alla società di allora».

Perché l’ha definito un prete felice?
«Non sono stata io a definirlo così, ma lui stesso si è definito tale nel suo testamento spirituale scritto a pochi mesi dalla morte. La definizione mi è sembrata la migliore sintesi della sua vita, dato che Lolo si è sempre sentito perfettamente realizzato nel sacerdozio».
Cosa ha significato la sua attività per la comunità parrocchiale di Busto Arsizio?
«Impossibile riassumerlo in poche righe. Credo che, per capirlo, basti guardare a quanto è vivo il suo ricordo oggi tra i bustocchi, a quanti ancora si commuovono parlando di lui, a quanti portano avanti impegni presi davanti a lui oltre vent’anni fa, a quanti hanno ancora il desiderio di conoscerlo meglio e di condividerne la memoria».

Don Isidoro è stato assassinato. Che riflessi ha avuto la sua morte sulla comunità?
«È stata presa come una scioccante disgrazia, ma anche come il segno più evidente della “santità” di don Isidoro, come il degno coronamento di una vita spesa a servizio degli altri, specialmente dei più deboli, tra cui il suo assassino. Per quest’ultimo non ci sono state parole di condanna, ma tutta la comunità, a partire dalla famiglia di don Isidoro, ha avuto soprattutto sentimenti di pietà».

Qual è stato il suo messaggio?
«Non avrei parole migliori per raccontarlo che quelle usate da don Isidoro stesso nel suo testamento spirituale, che aveva scritto in perfetta salute, pochi mesi prima di una morte imprevedibile, ma con la certezza, come ripeteva agli amici, che sarebbe scomparso a 46 anni, come infatti accadde. Eccone un estratto: “Sorelle e fratelli che mi avete conosciuto, accorgetevi che Gesù, Emmanuele, Cristo Signore è davvero in sovrabbondante, gioiosa pienezza Via, Verità, Vita.
In Lui, con Lui, per Lui, scoprite quanto è bella la vita, in tutte le sue espressioni autentiche. Essa, può, forse, sembrare breve, deludente, anche crudele; è invece l’appuntamento e il cammino con l’immolarsi di Gesù per noi, perché noi possiamo credere, sperare, amare fino alla Risurrezione, fino alla vita eterna.
Davanti a qualsiasi fratello, abbiate il coraggio di non chiudere né mente, né cuore; Gesù ce ne rende capaci e ci fa avere il ‘Suo centuplo’.
Ricordatevi che, credendo in Cristo, abbiamo la incommensurabile ricchezza di poter pregare; non rinunciate mai a mettervi sempre quali discepoli che vogliono imparare a pregare”
».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 dicembre 2011
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