Rimasti senza classe prima, chiedono di essere ascoltati

Un genitore rimasto senza classe alla primaria Galilei scrive alle autorità per chiedere una soluzione che venga incontro alle aspettative disattese

La scuola elementare Galilei ad AvignoAbbiamo lasciato passare del tempo, abbiamo accettato il silenzio, abbiamo lasciato sedimentare il già detto e optato per placare i toni accesi sulla polemica che si era generata.
Ma ora, forse, è arrivato il momento di cercare ancora un po’ di spazio anche per le parole e i pensieri dei genitori dei bambini che volevano iscrivere i loro figli alla prima elementare della scuola Galilei di Avigno.
Sì perché finora noi siamo stati dietro le quinte, a osservare come i nostri portavoce raccontavano il nostro sdegno e ad attendere , con ansia, gli esiti dei vari incontri che si sono susseguiti; ma le nostre storie, i nostri problemi, le nostre personali esigenze ce li siamo tenuti nel cassetto, si sono spersonalizzati in luoghi comuni e argomenti generici, li abbiamo macinati ed elaborati nel chiuso delle nostre famiglie alla ricerca delle soluzioni al disagio che fossero compatibili con la vita di tutti i giorni.
 
Chi per problemi di lavoro, chi per problemi di composizione dei nuclei famigliari, chi per motivi di salute, chi per altre mille motivazioni: tutte le 12 famiglie che hanno iscritto i bambini ad Avigno ora hanno comunque un problema da affrontare.
 
Non ci interessa discutere con il preside o il comitato genitori delle prospettive della scuola Galilei nei prossimi anni, o di come impostare un’opera di ricanalizzazione dell’interesse, o di tutte le politiche di pseudo marketing che si possono attuare per il futuro: a noi è il presente che spaventa.
 
È il presente di chi ha i nonni che portano a scuola i bambini e che magari non hanno l’auto, o hanno un età per cui si può chiedere loro di affrontare solo i pochi metri di distanza che separano la loro abitazione dalla scuola….
 
E’ il presente di chi ha già altri figli alla Galilei e si trova a dover essere in due scuole diverse alla stessa ora per due volte al giorno, magari non potendosi permettere l’onere di un servizio di pre scuola o dopo scuola….
 
E’ il presente di chi non guida….
 
E’ il presente di chi ha chiesto magari ai vicini di casa il piacere di portare o prendere i suoi figli a scuola perché gli impegni lavorativi non gli consentono diversamente….
 
E’ il presente di chi giusto ieri è stato contattato dai servizi educativi del Comune di Varese sollevando il dubbio che i servizi parascolastici del prossimo anno siano garantiti ai nostri figli dirottati sulle altre scuole, o perché non vengono attivati o perché non ci siamo mossi per tempo (noi genitori!) a comunicare il cambio di scuola (ovviamente a noi era stato garantito che non dovevamo fare nulla e sarebbe stato tutto automatico e tutto garantito in base alle richieste fatte!)…
 
Insomma, siamo consapevoli di non essere gli unici a Varese che si trovano a dover fare i conti con i tagli della scuola, ma, sinceramente, non sembra ci sia stata neanche tanta umanità né comprensione nei nostri confronti.
 
Il rumore che è stato iniziato non è piaciuto a molti, ma il silenzio che ne è seguito forse non piace a noi perché sa di disinteresse.
 
E allora vorrei chiedere al Dott. Merletti se davvero i nostri sforzi di formare una classe non potevano essere ripagati; quale è la motivazione che soggiace al disperdere i nostri bambini in scuole logisticamente più sfavorevoli? Quale scuola può vantare al pari della Galilei una posizione così centrale, così aperta, con ampie aule e tanto spazio per parcheggiare, caratteristiche che per altre scuole del comprensorio costituiscono dei veri e propri deficit?
 
Oppure vorrei chiedere al sindaco Fontana se a lui questi argomenti sono arrivati e se sono stati occasione di riflessione; se, per caso, si è ventilata la possibilità di offrire a noi 12 famiglie (perché non siamo 3, siamo 12!!!) un servizio di scuolabus che parta dalla Galilei e smisti i nostri bambini sulle due scuole del comprensorio (Canetta e Locatelli) dove ci è stata data la possibilità di “riallocare” i nostri figli?
 
E ancora, al preside Antonellis vorrei chiedere se, a questo punto, non sarebbe politically correct convocare singolarmente noi famiglie, per valutare le singole problematiche e offrire qualche soluzione personalizzata, dimostrando un po’ di attenzione a noi, al concreto e al presente e lasciando stare per un attimo la politica, i giornali, gli umori e il tempo a venire.
 
Ecco, questo rompere il silenzio vorrebbe essere una richiesta di attenzione per coloro che non hanno
accettato la situazione ma che cominciano a pensare di doversi rassegnare, che stanno cercando di fare
i conti con le proprie realtà in relazione a quello che è stato loro imposto, e che credono però, a questo
punto, di meritare che le autorità competenti scendano un po’ nel merito delle loro storie e non si
accontentino di averli messi a tacere.
 
Grazie

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Pubblicato il 23 Maggio 2012
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