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Truffa dei cedolini, le impiegate “salvano” Marelli

L'avvocato è a giudizio per la truffa allo Stato architettata da Quintino Magarò in qualità di consulente legale della cooperativa Primavera. Tre impiegate su quattro lo scagionano: "Non gliene abbiamo mai parlato"

L’avvocato Claudio Marelli e il suo ruolo nella cooperativa Primavera. Sapeva quello che le impiegate facevano con i cedolini paga dei dipendenti, su ordine del direttore Quintino Magarò? Faceva parte dell’associazione a delinquere che truffava lo Stato e i dipendenti stessi della cooperativa? Queste le domande attorno alle quali è ruotata la terza udienza del processo che vede l’ex-consulente legale della cooperativa Primavera accusato di aver preso parte ad un sistema che ha fatto sparire milioni di euro dalle buste paga e dagli enti previdenziali. Al banco dei testi si sono susseguite questa mattina, martedì, le impiegate che fattivamente hanno manomesso i cedolini modificando le voci relative ai versamenti Irpef e alle ore lavorate dagli operai.

Tre delle quattro impiegate (hanno già patteggiato la pena, ndr) dell’ufficio paghe hanno fornito una versione pressochè identica di quanto avvenuto prima e dopo l’intervento del Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri avvenuto il 16 marzo scorso:  «Era Magarò a dirci quello che dovevamo fare e alle nostre lamentele sulle irregolarità ci rispondeva che se non avessimo eseguito i suoi ordini saremmo state licenziate». Alla domanda se Marelli e Macchi fossero a conoscenza del sistema messo in piedi dall’ex-direttore la risposta è univoca: «con lui non ne abbiamo mai parlato». Alla domanda del pubblico ministero Cristina Ria sulla stesura dei memoriali presentati da tutte le impiegate in occasione del secondo interrogatorio la risposta delle tre è la stessa: «I memoriali furono scritti da Marelli che era il legale della cooperativa in base a quanto noi abbiamo dichiarato – hanno detto una dopo l’altra – lui ci chiese di dire tutto quello di cui eravamo a conoscenza» Una sola delle quattro ha dato una versione diversa: «La sera del 16 marzo eravamo nell’ufficio di Marelli noi 4 impiegate, Magarò, Macchi e l’avvocato – ha raccontato – Magarò, con l’assenso degli altri due, ci disse che si sarebbe preso lui tutta la responsabilità di quanto accaduto».L’impiegata, comunque, non ha saputo confermare se Marelli fosse a conoscenza del sistema truffaldino.

L’avvocato di Marelli, Francesca Cramis, ha però estratto quello che in magia si potrebbe definire "il coniglio dal cilindro" mettendo in dubbio la genuinità dell’ultima teste: «Il suo fidanzato aveva un bar in affitto all’interno di un locale di proprietà di Magarò e Marelli, in qualità di avvocato del Magarò, ha sfrattato il fidanzato perchè non pagava l’affitto. Questo potrebbe essere un motivo di acredine nei confronti del mio assistito». La difesa ha inoltre chiesto di risentire due delle altre tre impiegate per mettere a confronto le discrasie. Infine l’avvocato Cramis ha provato a chiedere la revoca della misura cautelare ai domiciliari ma il presidente del collegio Adet Toni Novik ha respinto la richiesta subordinandola alla lettura delle intercettazioni, una volta terminata la trascrizione. Proprio sulla base di queste, infatti, era stata richiesta la misura cautelare da parte del sostituto procuratore Francesca Parola. La prossima udienza è prevista per il 17 settembre.

Leggi anche: la prima udienza

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 Giugno 2013
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